“Sport di tutti – Carceri”: presentato il progetto per minori in carico all’IPM Fornelli

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““Sport di tutti – Carceri”: presentato il progetto per minori in carico all’IPM Fornelli

 

“SPORT DI TUTTI – CARCERI”

PRESENTATO IL PROGETTO PER MINORI IN CARICO ALL’IPM FORNELLI

 

 

È stato presentato questa mattina il progetto “Sport di tutti – Carceri”, promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani per tramite del Dipartimento per lo Sport e realizzato in collaborazione con Sport e salute per promuovere lo sport come strumento e opportunità di rieducazione per i detenuti attraverso il potenziamento dell’attività sportiva negli Istituti Penitenziari per adulti e minori.

Il progetto porterà per due anni lo sport tra i minori in carico all’Istituto Penale per Minorenni di Bari “Nicola Fornelli” e sarà realizzato dall’associazione sportiva dilettantistica Street is Culture.

Capoeira, skateboard, breakdance e parkour saranno utilizzati come veicoli di crescita personale e sociale, allenando gli allievi alla perseveranza e trasmettendo un nuovo esempio di educazione e un nuovo modello di energia psicofisica con cui esprimere le proprie passioni e raggiungere i propri obiettivi.

Alla presentazione del progetto sono intervenuti l’assessore comunale allo Sport Pietro Petruzzelli, la dirigente del Centro Giustizia Minorile di Bari Dorella Quarto, il direttore e il responsabile dell’area educativa dell’IPM Fornelli, Nicola Petruzzelli e Marco Brancucci, il presidente dell’associazione sportiva dilettantistica Street is Culture Magid Motamedian e il coordinatore di Sport e Salute Francesco Toscano.

“Questo progetto nasce dalla sensibilità di Sport e Salute, che ha deciso di allocare risorse per attività sportive anche all’interno delle carceri, in questo caso carceri minorili – ha detto Pietro Petruzzelli -. Parliamo di discipline sportive destrutturate, non convenzionali, come breakdance e skateboard, che possono interessare tutti, anche i minori in fase di recupero e riabilitazione. L’obiettivo è quello di offrire loro nuove opportunità, anche in chiave lavorativa, che li aiutino a riconnettersi con la società una volta usciti dall’istituto penitenziario. La collaborazione dell’amministrazione con l’istituto Fornelli è fondamentale per sviluppare sinergie finalizzate al recupero e alla riabilitazione di chi ha commesso errori e ha voglia di reinserirsi nella società. Invito quindi tutte le realtà sportive del nostro territorio a candidarsi ai bandi di Sport e salute, in particolare a questo che interessa le carceri, il cui prossimo bando uscirà la prossima settimana”.

“Questo bando nasce dalla volontà concorde di due amministrazioni dello Stato, Ministero della Giustizia – Dipartimento giustizia minorile e Dipartimento per lo Sport per il tramite di Sport e Salute, con la possibilità, per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dallo Stato, di candidarsi anche alle attività in favore di minori dell’area penale esterna – ha continuato Nicola Petruzzelli -. Vorremmo che al prossimo bando siano in tanti a rispondere per i nostri territori, quelli dai quali i nostri ragazzi provengono. L’obiettivo non è solo quello di far praticare sport ai nostri detenuti ma anche di implementare l’attività sportiva nei territori perché lo sport è un’attività virtuosa che riesce a intercettare i bisogni, le esigenze, le carenze e gli interessi dei ragazzi, portandoli fuori dai circuiti viziosi della delinquenza e della criminalità nei quali talvolta vengono irretiti. Portare lo sport nelle periferie è quello di cui c’è bisogno. Il decreto Caivano, il numero 153, affronta la criminalità su due fronti: quello della repressione dei fenomeni criminali e quello della promozione degli spazi di aggregazione positiva, dove i ragazzi devono essere intercettati. La devianza va affrontata a monte, prendendosi cura dei minori insieme alle famiglie, ai territori e alle comunità civili, affrontando le cause e le origini dei problemi. Il penale è un epifenomeno, un incidente di percorso che deve poter diventare solo un segmento della vita dei ragazzi, che inizi e finisca quanto prima. I minori sono figli nostri e noi, insieme ai servizi sanitari e sociali, ci dobbiamo fare carico di loro. Alfredo Carlo Moro, giudice minorile e fratello di Aldo Moro, sosteneva che noi ci facciamo carico della patologia della devianza, diventiamo i professionisti della devianza mentre le cause e le origini della devianza e del disagio minorile sono sempre a monte, in una patologia delle relazioni umane di cui invece dovremmo farci tutti carico”.

“La nostra missione principale è quella di unire le esigenze del Dipartimento con quelle del territorio che ci rappresenta, trasversali e rappresentative di diverse esigenze – ha affermato Dorella Quarto -. Tutto è importante per il recupero e la rieducazione. Lo sport, in particolare questa tipologia di sport di strada, riesce a unire due componenti fondamentali: la motricità pura ma anche la condivisione con la musica e l’aggregazione positiva. Lo sport con i suoi valori rientra appieno in quelli che sono i principi del trattamento penitenziario.”

“Abbiamo partecipato a questo bando insieme al carcere minorile Fornelli con cui avevamo già sviluppato un progetto negli scorsi due anni – ha detto Magid Motamedian -. Si tratta di sport conosciuti, ma quello che non si conosceva era la loro applicazione in contesti di detenzione. Ed è questo il punto di svolta: prendere queste discipline e portarle negli ambienti carcerari. Sono discipline estremamente coinvolgenti per i minori, perché sono nate dalla strada, tutte nate in America (tranne il parkour nato in Francia), tra New York e Los Angeles, dove la cultura urbana del ghetto la faceva da padrone. Sono luoghi in cui la cultura ha generato qualcosa che è andato oltre lo sport. Queste discipline condividono un apparato culturale comune, il ragazzo viene “tirato dentro” questi sport e ne apprende le regole della condivisione non competitiva e dello stare insieme recuperando la dimensione relazionale che gli è mancata.”

“È un progetto che si svilupperà nel corso di due anni e che prevede quattro discipline che implementeremo immediatamente perché saremo operativi tra dieci- quindici giorni con le prime due discipline, capoeira e skateboard, mentre le successive le pianificheremo nel corso dell’anno – ha sottolineato Marco Brancucci -. Da parte dei nostri ragazzi c’è un’aspettativa molto alta, a partire da quelli che hanno già sperimentato gli sport negli anni passati. Intanto c’è un dato positivo da parte di noi educatori che abbiamo imparato ad aprirci a queste nuove attività sportive, superando i pregiudizi associati a questi che sono considerati sport di strada. Abbiamo scoperto la valenza della cultura di strada in grado di aggregare i ragazzi attorno a un maestro, nel rispetto reciproco e superando i loro limiti fisici, disciplinari e relazionali”.

“Sport e salute è nata quattro anni, è una società del Ministero dell’Economia sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri – ha concluso Francesco Toscano -. Ci occupiamo di sport sociale, sport di base, sport nelle scuole e nei quartieri ad alto rischio. A Bari sono partiti progetti al Redentore, al San Paolo, al Palamartino, come pure a Cerignola, San Severo, Bitonto. Il progetto Sport di tutti – Carceri è presente in tutta Italia per promuovere l’attività sportiva nelle carceri. In Puglia sono stati aggiudicati già cinque progetti nelle carceri, incluso il carcere femminile di Trani dove stiamo facendo rugby, yoga e attività motoria. Tutte le attività sono gratuite, vengono finanziate interamente dallo Stato tramite Sport e Salute. La prossima settimana ci sarà il nuovo bando per il quale auspichiamo una partecipazione sempre più ampia da parte delle associazioni sportive”.

Redazione

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