“Il Piano nazionale di ripristino della natura rappresenta un’occasione fondamentale per ridurre il consumo di suolo, rinaturalizzare i territori e rendere le nostre città più resilienti alla crisi climatica. Ma non possiamo ripetere quanto accaduto con il PNACC: approvare un Piano senza dotarlo di risorse, governance e strumenti adeguati alla sua concreta attuazione”.
Lo dichiara Patty L’Abbate, deputata M5S e vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, intervenendo sul percorso di attuazione del Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura.
“Le questioni sollevate dall’ANCI sono concrete e vanno affrontate: servono cartografie affidabili, coordinamento con la pianificazione urbanistica, chiarezza delle competenze, assistenza tecnica e finanziamenti. I Comuni sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi europei, ma non possono essere lasciati soli né caricati di nuove responsabilità senza personale e risorse adeguate, soprattutto nei territori più piccoli”.
“Il Governo – prosegue L’Abbate – deve chiarire con quali risorse intende finanziare il Piano. L’Italia ha votato contro la Nature Restoration Law e oggi deve attuarla, mentre continuiamo a non avere una legge nazionale organica contro il consumo di suolo. La mia proposta di legge sul contrasto al consumo di suolo, il riuso e la rigenerazione urbana, depositata nel 2023, è ancora ferma. Non possiamo ripristinare con una mano ciò che continuiamo a consumare con l’altra”.
Secondo la vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, si dovrebbe considerare il ripristino degli ecosistemi, il PNACC, la rigenerazione urbana, i rifugi climatici e l’approccio One Health come elementi integrati di un’unica strategia nazionale. In questa prospettiva, viene evidenziata la necessità di istituire un Fondo nazionale per il ripristino degli ecosistemi urbani e l’adattamento climatico, dotato di risorse programmabili e di adeguata assistenza tecnica per gli enti locali.
“Il rischio – conclude L’Abbate – è diventare un Paese pieno di Piani e povero di attuazione. La transizione ecologica non si misura dal numero dei documenti approvati, ma dal suolo recuperato, dalle superfici deimpermeabilizzate, dagli alberi piantati e dalle città rese più resilienti. Il Governo non confonda la pianificazione con l’azione: la crisi climatica e il degrado degli ecosistemi non aspettano”.
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