Natuzzi, l’on. L’Abbate (M5S) accusa: “Si perdono stabilimenti e il Ministro Urso resta fermo”

 Venerdì 3 luglio le sedi dell’azienda Natuzzi di Altamura e Santeramo sospenderanno le attività e i lavoratori degli stabilimenti – 668 in totale – saranno trasferiti a Laterza e Matera, con alcuni casi di cassa integrazione al 62%. Si tratta di un passaggio particolarmente grave nel quadro della crisi che coinvolge il gruppo, già acuitasi dopo il tavolo ministeriale del 24 giugno. In quella occasione, infatti, la mediazione avanzata dal Ministero guidato da Urso non aveva trovato riscontro positivo da parte dell’azienda, contribuendo a irrigidire ulteriormente la situazione. Durante l’incontro al Ministero delle Imprese, Natuzzi aveva inoltre confermato l’intenzione di mantenere una quota di esternalizzazioni in Romania pari all’8% della produzione, scelta che aveva provocato una reazione negativa da parte dei sindacati. Le organizzazioni dei lavoratori considerano l’ulteriore delocalizzazione un elemento incompatibile con la tutela dell’occupazione e con il rilancio del polo produttivo italiano. “È assurdo – indica l’on. prof.ssa Patty L’Abbate – che lo Stato non sia più intervenuto dopo quell’incontro. I lavoratori dello stabilimento di Santeramo verranno spostati, e questo comporta una significativa ricaduta sulle loro vite e su quelle delle loro famiglie. È indispensabile che il Governo chiarisca quali misure intenda mettere in campo per accompagnare questa fase e per evitare che la crisi ricada interamente sui lavoratori”. Le scelte annunciate dall’azienda comportano un impatto sociale di rilevanza nazionale. Natuzzi segnala una perdita di fatturato pari a 168 milioni di dollari, con un passaggio da 468 a 300 milioni. In Italia resteranno soltanto due stabilimenti, mentre gli altri tre verranno chiusi o sospesi, riducendo la presenza produttiva nazionale da cinque a due. Parallelamente, l’azienda continuerà a utilizzare lo stabilimento in Romania, principale hub produttivo estero; quello in Brasile, attivo dagli anni ’90 e tra i più grandi fuori dall’Europa; e quello in Cina. “Il ministro Urso continua ad essere assente – precisa L’Abbate –. Alla mia richiesta di una sua audizione in Commissione Attività allarme Produttive presso la Camera dei Deputati non c’è stato seguito; di fronte a questa situazione precipitata nell’abisso per i lavoratori, non ci sono stati interventi da parte del Governo. Mi domando, il Ministro del Made in Italy, cosa farà? Perdere in questa maniera un segmento così importante della nostra tradizione produttiva rappresenta una grave sconfitta per il Governo. Non curarsi delle tante famiglie coinvolte in questa crisi è una mancanza di rispetto. Continuerò a battermi affinché il silenzio venga rotto e vengano messe in campo azioni strategiche a sostegno dei lavoratori”.

Redazione

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