Natuzzi, L’Abbate: “Non possiamo assistere passivamente allo spostamento della produzione. Il governo deve tutelare lavoratori e territori”

Giovedì 11 giugno, alle 14.30, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), a Roma, ha avuto inizio il tavolo sulla vertenza Natuzzi, per indurre la nota azienda produttrice di salotti a riconsiderare i propri piani relativi a cassa integrazione straordinaria, chiusure e licenziamenti.

L’appuntamento odierno si è tenuto dopo giorni di inasprimento.  L’azienda ha annunciato la possibile chiusura di 3 stabilimenti nella provincia di Bari per dislocare l’attività nelle proprie sedi in Romania. A poco è servito la volontà di accompagnamento al prepensionamento di circa un centinaio di lavoratori e la vendita dello stabilimento di Ginosa alla Ecologistic Spa, che prevede l’assorbimento di 40 addetti. Infatti, i sindacati hanno indetto per la stessa giornata di giovedì uno sciopero aziendale al quale ha partecipato il 100% del personale.

Quanto emerso oggi non è positivo: il quadro desta forte preoccupazione. Ancora una volta sembra che il Governo si limiti a prendere atto delle decisioni dell’azienda, senza esercitare quel ruolo di indirizzo e tutela che i lavoratori e i territori si aspettano dalle istituzioni. Nel corso della riunione è stato confermato che una parte significativa della produzione verrà trasferita in Romania per almeno dodici mesi. Su ciò che accadrà dopo non sono state fornite garanzie. Nessuno è stato in grado di assicurare che quelle lavorazioni torneranno in Italia. È proprio questo il punto che preoccupa maggiormente: si chiede ai lavoratori di accettare sacrifici immediati senza avere alcuna certezza sul loro futuro occupazionale

Secondo L’Abbate, l’atteggiamento assunto dal Governo appare insufficiente rispetto alla gravità della situazione.

“Ho avuto la sensazione che l’Esecutivo consideri inevitabili le scelte industriali dell’azienda, quasi fossero un dato immodificabile. Ma il compito delle istituzioni non può essere quello di assistere passivamente a processi di delocalizzazione che rischiano di impoverire il tessuto produttivo nazionale. Il Governo dovrebbe esercitare un ruolo più incisivo, pretendendo impegni chiari sulla salvaguardia dell’occupazione e sulla permanenza delle attività produttive in Italia”.

L’esponente parlamentare richiama inoltre le difficoltà legate a un eventuale intervento pubblico.

“Anche sul fronte di Invitalia è emerso un quadro poco rassicurante. Essendo Natuzzi una società quotata alla Borsa di New York, l’eventuale ingresso di soggetti pubblici nel capitale dipende dalla volontà degli azionisti. Questo significa che, allo stato attuale, gli strumenti di intervento pubblico appaiono limitati e che il Governo rischia di trovarsi nella posizione di osservatore più che di protagonista. Una condizione che considero profondamente insoddisfacente. Quello che manca oggi è una visione industriale per il futuro. Si parla di riduzione dei costi, di incentivi all’esodo e di trasferimenti produttivi, ma non si parla abbastanza di rilancio, di investimenti e di prospettive per i lavoratori e per i territori che per decenni hanno contribuito alla crescita dell’azienda. Le lavoratrici e i lavoratori di Natuzzi meritano rispetto e risposte concrete. Le istituzioni hanno il dovere di stare dalla loro parte e di fare tutto il possibile affinché il risanamento aziendale non si trasformi nell’ennesima vicenda in cui il prezzo più alto viene pagato da chi lavora. Continuerò a seguire questa vertenza con la massima attenzione, chiedendo al Governo un’assunzione di responsabilità più forte e più coraggiosa rispetto a quanto emerso oggi al tavolo ministeriale”.

redazione

 

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