| Messaggio dell’Arcivescovo di Bari-Bitonto sull’occupazione della Basilica di San Nicola da parte di un gruppo di lavoratori agricoli
La Basilica di San Nicola da secoli apre le sue porte a chi cerca Dio, a chi porta nel cuore la speranza, ma anche a chi vive il peso della sofferenza, della povertà e dell’ingiustizia. Da sempre è casa di preghiera, di accoglienza e di incontro. Quanto accaduto questa mattina interpella tutti. La scelta di alcuni immigrati, lavoratori agricoli, di rifugiarsi nella Basilica manifesta un disagio profondo che non può lasciare indifferenti. Dietro ogni richiesta vi sono volti, storie, fatiche, uomini che ogni giorno contribuiscono con il proprio lavoro al benessere altrui e che chiedono solo di essere riconosciuti nella loro dignità. Dobbiamo ricordare che la dignità di un uomo non si misura dai documenti che porta, ma dalle mani e dal cuore con cui lavora.
Parallelamente a quanto accadeva in Basilica, questa mattina, a Lampedusa, papa Leone ha affermato nell’omelia che “prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità”. Il suo appello, riferito ai migranti, è del tutto calzante anche alla condizione dei braccianti delle nostre campagne. La Chiesa non vuole sottrarsi all’ascolto del loro grido. Chi cerca rifugio in una chiesa, in realtà, sta cercando qualcuno che lo guardi negli occhi. Pertanto incoraggio, le istituzioni competenti ad aprire tempestivamente spazi di dialogo capaci di offrire risposte concrete alle condizioni di vita dei lavoratori agricoli, al contrasto del caporalato, al diritto a un’abitazione dignitosa e ai percorsi di regolarizzazione previsti dal nostro ordinamento. Anche la comunità ecclesiale sia sensibile e vigilante, perché prevalgano la saggezza, il dialogo e la ricerca sincera di soluzioni giuste per tutti. L’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, nel rispetto delle competenze di ciascuno, rinnova la propria disponibilità a favorire ogni percorso di ascolto e di dialogo. Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, perché la dignità di ogni uomo diventi responsabilità condivisa nel nostro territorio concorrendo alla costruzione del bene comune. redazione |


























































