Le statine: i farmaci che allungano la vita – contributo del dott. Giuseppe Cinquepalmi

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LE STATINE: I FARMACI CHE ALLUNGANO LA VITA.

Qual è il segreto della longevità? Superare gli oltre 100 anni di vita è possibile e  lo testimoniano i tanti centenari sparsi nel mondo. E’ comune la convinzione che talune peculiarità del DNA rendano possibile il traguardo ambito,  ma potrebbe non essere cosi, almeno dagli ultimi studi  condotti da un team di ricercatori della Stanford University e dell’Università della California a Los Angeles, guidati da Stuart Kim, è pubblicato sulla rivista Plos One. Per cercare di capire il segreto della longevità, gli scienziati americani hanno, quindi, scelto di analizzare l’attività del gene per il fattore di crescita insulino-simile di tipo 1, l’IGF-1. Infatti, secondo precedenti ricerche, alcune delle quali condotte sui centenari sardi, diverse varianti di questo gene, che nel tempo diventano meno attive, potrebbero rallentare il processo d’invecchiamento.

La soluzione all’invecchiamento potrebbe arrivare dalle statine  o inibitori della HMG-CoA reduttasi. Essi sono   farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno, agendo sull’enzima idrossimetilglutaril-CoA reduttasi, che converte la molecola del 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA in acido mevalonico, un precursore del colesterolo.

A questi studi guarda il dott. Giuseppe Cinquepalmi, medico di base a Cellamare e Capurso.

La disfunzione endoteliale è sicuramente tra le cause, se non la più importante, dell’invecchiamento cellulare. Infatti, lo strato di grasso che si interpone tra l’intima e la media (placca), per fagocitosi da parte dei macrofagi (cellule “spazzine”) del colesterolo circolante, interferisce con il passaggio di ossigeno e nutrienti dal torrente circolatorio nei tessuti sottostanti”.

Che le statine possano allungare Cinquepalmi ne è convinto e chiarisce: “l’effetto ‘pleiotropico’ delle statine (indipendente dai livelli di colesterolo circolante) si traduce in un effetto antinfiammatorio ed antiaggregante piastrinico nell’ostacolare la formazione della placca aterosclerotica (dosaggio PCR). Tale proprietà non è legata ad una singola molecola ma ad un effetto di “classe” come dimostrato da uno studio osservazionale su 4 pazienti ultracentenari in trattamento con statine”.

“Purtroppo – conclude Cinqueplami – non è infrequente il loro mancato utilizzo negli over 80 in quanto, trattandosi di pazienti cardiopatici (nota 13), i primi farmaci ad essere sacrificati nelle politerapie sono appunto le statine accusate ingiustamente quali cause di dolori muscolari (CPK), molto frequenti negli anziani”.

Antonio Carbonara

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