Roma, 10 giugno 2026 – È stato respinto dal Governo l’Ordine del Giorno presentato dalla deputata Patty L’Abbate nell’ambito della discussione del disegno di legge sul lavoro attualmente all’esame della Camera dei deputati.
L’atto di indirizzo mirava a rafforzare le tutele dei lavoratori attraverso tre interventi concreti: impedire che le imprese beneficiarie di fondi pubblici possano delocalizzare o ridurre l’occupazione senza conseguenze; garantire maggiore trasparenza nell’utilizzo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale che incidono sulle condizioni di lavoro; contrastare il fenomeno dei cosiddetti “contratti pirata”, valorizzando i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.
“Con questo Ordine del Giorno – dichiara Patty L’Abbate – ho voluto dare voce a migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno vivono situazioni di incertezza, precarietà e mancanza di tutele. Penso ai dipendenti di Natuzzi, a quelli dell’ex ILVA e a tutte le realtà produttive del Paese dove il lavoro viene troppo spesso sacrificato sull’altare del profitto e della speculazione”.
Il documento impegnava il Governo a valutare iniziative normative per subordinare incentivi, agevolazioni ed esoneri contributivi alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla permanenza delle attività produttive sul territorio nazionale, prevedendo la restituzione delle somme percepite in caso di delocalizzazioni o riduzioni ingiustificate del personale.
Un secondo punto riguardava il crescente utilizzo di piattaforme digitali, algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale nella gestione del lavoro. L’obiettivo era garantire ai lavoratori il diritto a conoscere i criteri che determinano l’assegnazione delle prestazioni, la valutazione delle performance e i compensi, assicurando inoltre la possibilità di una revisione umana delle decisioni automatizzate.
Infine, l’Ordine del Giorno affrontava il tema dei contratti collettivi privi di effettiva rappresentatività, proponendo strumenti più efficaci per certificare la rappresentanza sindacale e datoriale e contrastare il dumping contrattuale che penalizza salari e diritti.
“Mi rammarica profondamente il parere contrario espresso dal Governo – prosegue L’Abbate – perché queste proposte non avevano alcun carattere ideologico. Erano misure di buon senso, costruite ascoltando le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dei lavoratori e le criticità emerse durante le audizioni parlamentari. Dire no a queste richieste significa ignorare problemi reali che colpiscono famiglie, territori e interi comparti produttivi. La difesa del lavoro non può limitarsi agli slogan. Servono atti concreti per impedire che denaro pubblico finanzi processi di delocalizzazione, per garantire che l’innovazione tecnologica non si trasformi in una nuova forma di sfruttamento e per assicurare contratti dignitosi a tutti i lavoratori”.
Nonostante la bocciatura, Patty L’Abbate assicura che continuerà a portare avanti queste battaglie in Parlamento: “Continuerò a lavorare affinché il lavoro torni ad essere al centro delle politiche pubbliche. Le lavoratrici e i lavoratori italiani meritano rispetto, tutele e prospettive di futuro. Su questi temi non arretreremo di un passo”.
redazione
























































