L’Abbate: “La crisi del riciclo minaccia l’economia circolare. Servono interventi immediati del Governo

” “L’economia circolare rischia di fermarsi proprio nel momento in cui i cittadini stanno facendo meglio la loro parte. È un paradosso che dovrebbe far riflettere tutti: mentre la raccolta differenziata continua a crescere, la filiera industriale chiamata a trasformare quei rifiuti in nuove materie prime sta attraversando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni”. Lo ha dichiarato la deputata del Movimento 5 Stelle Patty L’Abbate, vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, che ha presentato una nuova interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La crisi del riciclo della plastica non è più un rischio teorico: gli impianti stanno raggiungendo la saturazione degli spazi di stoccaggio perché la plastica riciclata rimane invenduta, mentre la plastica vergine risulta più competitiva e l’ingresso di materiali riciclati extra-UE indebolisce ulteriormente il mercato delle materie prime seconde. Ne derivano rallentamenti nei ritiri, accumuli nei centri comunali e, in alcuni territori, le prime riduzioni della raccolta differenziata. L’aumento delle giacenze accresce anche il carico d’incendio, rendendo più complessa la gestione della sicurezza. Una crisi industriale che si riflette così sull’ambiente e sui servizi pubblici, con possibili ripercussioni sulla fiducia dei cittadini e sui costi dei Comuni. “L’Italia è tra i Paesi europei più virtuosi nella raccolta degli imballaggi – ricorda L’Abbate – e la Puglia ne è un esempio: secondo i dati ISPRA, la raccolta della plastica è passata da circa 98 mila tonnellate nel 2020 a oltre 106 mila nel 2024. È un risultato importante, frutto dell’impegno delle famiglie, dei Comuni e degli operatori del servizio pubblico. È nella fase di selezione, trattamento e riciclo che oggi si registra la maggiore criticità. Se questa parte della filiera si blocca, si blocca tutto il sistema”. La Puglia è tra i territori più esposti. Per la seconda volta quest’anno alcuni Comuni hanno dovuto rallentare la raccolta della plastica a causa della saturazione degli impianti. Questo è un segnale che non può essere sottovalutato: quando la filiera industriale si ferma, le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini, sulla sicurezza degli impianti e sui costi della TARI. Proprio ieri, nei tavoli di coordinamento convocati dalla Regione Puglia con Ager, Province, Città Metropolitana di Bari, Anci Puglia, Corepla e Conai, è emersa con chiarezza la complessità della situazione. Corepla ha confermato che i ritiri non sono bloccati ma rallentati; sono in corso l’individuazione di nuove piattaforme di stoccaggio; le Province hanno garantito tempi rapidi per le autorizzazioni di ampliamento degli impianti e per le spedizioni transfrontaliere; Ager continua a monitorare i flussi per prevenire ulteriori criticità. “Sono segnali importanti” – osserva L’Abbate – “ma non possono sostituire la necessità di una strategia nazionale capace di affrontare le cause profonde della crisi”. L’Abbate ricorda che l’Europa sta intervenendo con strumenti strutturali: il nuovo Regolamento PPWR introduce requisiti obbligatori di ecodesign e contenuto minimo di plastica riciclata; la Commissione europea sta rafforzando i controlli sulle importazioni extra-UE e rivedendo le regole sulle spedizioni transfrontaliere dei rifiuti. “Sono passi avanti significativi, ma l’Italia deve accompagnarli con una propria strategia industriale”. Nell’interrogazione depositata da L’abbate, si chiede al Governo quali interventi urgenti intenda adottare per assicurare la continuità della raccolta differenziata nei territori colpiti dalla saturazione degli impianti, quali misure voglia mettere in campo per sostenere il mercato delle materie prime seconde e come intenda rafforzare la competitività della filiera nazionale del riciclo. “Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze” – conclude L’Abbate – “La crisi della plastica dimostra che l’economia circolare non si costruisce soltanto aumentando la raccolta differenziata, ma programmando l’intera filiera, sostenendo l’innovazione e creando mercati per i materiali riciclati. I cittadini stanno facendo la loro parte: ora tocca alle istituzioni garantire che ogni imballaggio correttamente conferito si trasformi davvero in nuove risorse, nuova occupazione e nuovo valore per il Paese”.

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