Identificare per restituire dignità: l’impegno di Cristina Cattaneo ed Emilio Nuzzolese per le vittime della migrazione

L’identificazione delle vittime della migrazione rappresenta oggi una delle sfide più complesse per la medicina legale contemporanea.

In questo scenario l’Italia è tra i Paesi maggiormente coinvolti, anche grazie al lavoro di due esperti impegnati nel progetto internazionale Migrant Disaster Victim Identification (MDVI): la professoressa Cristina Cattaneo e il professor Emilio Nuzzolese.

Il tema non riguarda soltanto la dimensione tecnica. Restituire un nome significa restituire identità, diritti e memoria. È una questione di dignità e di responsabilità istituzionale.

Cos’è il Migrant Disaster Victim Identification (MDVI)

Il Migrant Disaster Victim Identification (MDVI) rappresenta l’evoluzione delle procedure di Disaster Victim Identification (DVI) applicate ai disastri migratori.

Le tragedie lungo le rotte del Mediterraneo e dei Balcani hanno evidenziato la necessità di protocolli specifici per l’identificazione delle vittime, spesso prive di documenti o riferimenti anagrafici immediatamente disponibili.

Il sistema MDVI si basa sulla raccolta e comparazione di informazioni fornite dai familiari, documentazione sanitaria, dati odontologici, descrizioni antropometriche. L’obiettivo è sviluppare metodi standardizzati e scientificamente validati, condivisi a livello europeo, per garantire procedure coordinate tra Stati.

Cristina Cattaneo, riferimento europeo

La professoressa Cristina Cattaneo, medico-legale e direttrice del LABANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano, è tra le figure più autorevoli in Europa nell’ambito dell’identificazione delle vittime di disastri e naufragi.

Il suo lavoro ha contribuito a strutturare modelli operativi per la gestione dei grandi eventi migratori, integrando antropologia forense, medicina legale e genetica in un approccio interdisciplinare.

All’interno del progetto MDVI, Cattaneo è tra i principali riferimenti scientifici per la definizione di standard europei condivisi.

Emilio Nuzzolese, volontariato forense sul territorio

Accanto alla dimensione accademica si colloca l’impegno operativo del professor Emilio Nuzzolese, odontologo forense e responsabile del LIPOF – Laboratorio Italiano di Odontologia Forense.

Nuzzolese è tra i promotori dell’integrazione dell’odontologia forense nei protocolli di identificazione delle vittime migranti, settore cruciale nei casi in cui i dati dentali rappresentano uno degli strumenti più affidabili per la comparazione AM/PM.

Il suo contributo si è sviluppato in diverse regioni italiane.

In Sicilia, teatro di numerosi sbarchi e naufragi nel Mediterraneo, ha messo a disposizione competenze specialistiche nelle operazioni di identificazione.

In Puglia, regione strategica nelle rotte migratorie adriatiche, ha collaborato con l’Associazione Penelope Puglia e con organizzazioni di protezione civile per la raccolta e gestione dei dati odontologico-forensi.

In Piemonte, oltre alla formazione di professionisti, ha contribuito al supporto tecnico nelle attività di identificazione anche attraverso l’attivazione di un servizio di autopsia orale virtuale registrato con il nome Virdentopsy.

Un’attività che si colloca in una dimensione di servizio pubblico, con un approccio che coniuga rigore scientifico e tutela dei diritti dei corpi senza identità.

Una responsabilità scientifica e umanitaria

L’identificazione delle vittime della migrazione non è soltanto un atto tecnico. È un atto di giustizia. Attraverso il lavoro di professionisti e ricercatori coinvolti nel progetto MDVI, l’Italia contribuisce allo sviluppo di protocolli internazionali che mirano a evitare che le vittime dei disastri migratori rimangano senza nome.

In un contesto globale segnato da mobilità forzata e crisi umanitarie, il MDVI rappresenta una risposta strutturata, fondata su basi scientifiche e orientata alla tutela della dignità umana.

redazione

 

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