È PUGLIESE LA BOTTIGLIA DI OLIO PIÙ COSTOSA AL MONDO

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Una confezione è venduta a tremila euro. La più cara al mondo. È un binomio di grande valore quello rappresentato dall’incontro tra un olio extravergine d’oliva eccellente e dalla prestigiosa opera d’arte che lo accompagna. O meglio, l’accoglie.

Il progetto porta le firme di Raffaele Piano, importante produttore olivicolo di Apricena, e di Silvestro Regina, affermato scultore e orafo di San Severo.

L’opera prima celebra una varietà olivicola identitaria del territorio garganico, la Peranzana, introdotta nella Daunia da Raimondo di Sangro, Principe di San Severo e Duca di Torremaggiore, verso la metà del 1700.“Olio Piano Luxury line prende origina dalla consapevolezza che se un alimento è espressione di cultura, ed essendo questa anche arte, per la proprietà transitiva l’alimento è arte – sottolinea Raffaele Piano – che nel nostro caso si concretizza con una produzione olearia di alta qualità (contenuta nell’opera unica e irripetibile, di un importante artista del territorio, maestro dell’incisione di pietre preziose e abile utilizzatore di metalli preziosi“.

Noto scienziato e membro dell’accademia della crusca, alchimista, inventore, esoterista, personaggio eclettico che ha lasciato meraviglie nella cappella San Severo a Napoli, in cui si possono ammirare statue di rara bellezza, fra cui la più nota: il Cristo Velato e la Pudicizia (anche detta Pudicizia velata), rappresentata con incisione grafica a punta di diamante con foglia di argento puro, è dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro, che morì nel dicembre del 1710, meno di un anno dopo la nascita del figlio.

È legata ad Asclepio, figlio di Apollo, l’immagine che identifica la Medicina, un serpente attorcigliato intorno a un bastone. E chiama in causa la divinità che per i greci era il patrono dell’arte medica: Asclepio. Un inno attribuito a Omero lo invocava come «gioia per l’umanità colui che conosce gli incantesimi per scongiurare le orrendeLa statua fu realizzata da Antonio Corradini, già autore del Decoro, del monumento al sesto principe di Sansevero Paolo di Sangro e dei bozzetti in creta di molte delle altre opere, delle quali aveva studiato l’iconografia insieme al principe Raimondo.

sofferenze».

Ma il dio che restituiva la salute agli uomini ebbe una sorte personale sfortunatissima. Già la sua nascita si pone sotto un segno nefasto: Asclepio era figlio di Apollo e di una mortale, Coronide. Quest’ultima osò tradire l’amore del dio, per di più unendosi con un uomo comune.

Fu il corvo, secondo il mito, a fare la spia, raccontando tutto ad Apollo che, preso dalla rabbia, trasformò il corvo, che prima era bianco, in nero. Poi uccise Coronide, e le strappò dal ventre il figlio di cui era incinta: Asclepio, appunto, che fu affidato al saggio centauro Chirone. Dal centauro apprese le arti mediche. Ma si spinse troppo oltre nel suo amore per l’umanità.

Ma il serpente? Un mito racconta che, un giorno, un serpente si avvolse intorno al bastone di Asclepio: il dio, subito, lo uccise. Però un altro serpente arrivò portando in bocca un’erba medica che risanò l’animale ucciso.Asclepio iniziò non solo a guarire ma anche a resuscitare gli uomini. Tra loro anche Ippolito, quell’eroe infelice fatto morire dal padre Teseo perché ingiustamente accusato di avere tentato di sedurre la matrigna Fedra.

Così Asclepio imparò a resuscitare i morti, e il bastone col serpente divenne il suo simbolo.

Ma Zeus, il padre degli dei, non poteva tollerare queste resurrezioni: violavano le regole del cosmo e sfidavano le leggi del destino. Perciò incenerì Asclepio con il suo fulmine. Apollo, per vendicarsi, uccise a sua volta i Ciclopi, i giganti da un occhio solo che, nelle loro grotte, forgiavano i fulmini di Zeus.

Tecnica eseguita:

Incisione su vetro con punta di diamante realizzata completamente a mano libera senza utilizzo di pantografi.
Applicazioni di foglia oro 24 carati e pietra d’agata, con mixaggio per la doratura professionale.

Redazione

 

 

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