Tre storie diverse, tre luoghi diversi, un punto in comune: Bari.
Nei casi giudiziari più complessi e delicati, il nome del capoluogo pugliese torna con sempre maggiore frequenza grazie al lavoro e all’autorevolezza di studiosi e professionisti come Roberto Catanesi, Francesco Introna ed Emilio Nuzzolese.
Dal caso Garlasco agli accertamenti sul trapianto del piccolo Domenico Caliendo, fino alla tragedia della ricina in Molise, il Policlinico di Bari e l’Università degli Studi di Bari si confermano punti di riferimento nazionali per la medicina legale, la criminologia, la psichiatria forense e l’identificazione personale.
Un riconoscimento che nasce da competenza, rigore e credibilità, al servizio della verità e della giustizia.
Nel caso Garlasco, la Procura di Pavia ha nominato il professor Roberto Catanesi consulente tecnico del pubblico ministero. Psichiatra, criminologo e professore ordinario di Psicopatologia forense all’Università di Bari, Catanesi è chiamato a valutare aspetti delicatissimi relativi alla posizione di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Il suo lavoro riguarda profili centrali in ogni procedimento penale: capacità di intendere e di volere, imputabilità, eventuali disturbi psichici e pericolosità sociale. Questioni tecniche, ma decisive, soprattutto in un caso che da anni occupa le cronache giudiziarie nazionali.
Bari è stata al centro anche degli accertamenti sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore eseguito con un organo arrivato da Bolzano e risultato deteriorato. L’incidente probatorio si è svolto proprio all’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari, dove periti e consulenti hanno esaminato i cuori coinvolti nella vicenda.
C’è poi il caso di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte a Pietracatella, in Molise, in una vicenda collegata a un’intossicazione da ricina. Anche in questo procedimento gli esami istologici sono passati dal Policlinico di Bari, confermando il ruolo della struttura pugliese nelle indagini medico-legali più complesse.
Ma non è solo questione di singoli incarichi. Bari può contare su una tradizione scientifica ormai consolidata.
Il professor Francesco Introna, ordinario di Medicina Legale, ha firmato negli anni perizie e consulenze in alcuni dei casi più noti della cronaca giudiziaria italiana: dall’omicidio di Meredith Kercher al caso David Rossi, dall’omicidio di Melania Rea al caso Stefano Cucchi, fino alla tragedia di Ciccio e Tore e al cold case di Elisa Claps.
A questa scuola appartiene anche il professor Emilio Nuzzolese, odontoiatra forense laureato a Bari e professore associato di Medicina legale all’Università di Torino, dove dirige il laboratorio di identificazione personale e Odontologia forense (LIPOF). Il suo lavoro è legato soprattutto all’identificazione delle vittime, ai cold case, ai disastri di massa e ai corpi senza nome e al contrasto al maltrattamento e trascuratezza dei minori.
Nuzzolese è stato coinvolto anche nel delitto di via Poma, uno dei casi più discussi della cronaca italiana, lavorando sugli accertamenti relativi a una possibile traccia di morso umano sul corpo di Simonetta Cesaroni.
Medicina legale, psichiatria forense, criminologia e odontologia forense sono discipline che spesso lavorano lontano dai riflettori. Eppure, nei processi più difficili, possono diventare decisive. Servono a chiarire ciò che non è immediatamente visibile, a dare fondamento scientifico alle indagini, a distinguere le ipotesi dai fatti.
È in questo spazio, tra scienza e diritto, che Bari ha costruito una reputazione nazionale.
Dal Policlinico e dall’Università partono periti, consulenti e specialisti chiamati da tutta Italia. Professionisti che intervengono quando i casi non ammettono superficialità, quando ogni dettaglio può cambiare il corso di un’indagine, quando la giustizia ha bisogno di competenza prima ancora che di clamore.
In un tempo in cui molti processi si consumano anche nel dibattito pubblico, il contributo della scuola barese ricorda un principio essenziale: la verità giudiziaria ha bisogno di metodo, rigore e responsabilità.
redazione

























































