Crac Kentron – Putignano: Assolto perchè il fatto non sussiste l’ex amministratore Gianpaolo Pulieri

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A distanza di cinque dalla conclusione delle indagini arrivano le prime sentenze per il crac della Kentron Srl società che gestisce la Clinica Giovanni Paolo II di Putignano

Assolto “perché il fatto non sussiste” il Dott. Gianpaolo Pulieri Amministratore della società.
La vicenda è un capitolo meno noto del libro più ampio chiamato Kentron, società che gestiva la clinica Giovanni Paolo II di Putignano, amministrata un tempo da Francesco Ritella. Nel mirino della Procura finirono spese pazze addebitate all’azienda, dagli abiti al vino, dai gioielli alle borse griffate. E poi ancora rimborsi per trasferte inesistenti, centinaia di prelievi in contanti dalla cassa della radiodiagnostica.

Quando su designazione del Tribunale è stato nominato amministratore giudiziario della Court Estate società che aveva in pancia il 100% della Kentron, di cui poi e’ stato nominato amministratore unico, il Dott. Pulieri non ne ha aggravato il dissesto. Non ha dissipato il patrimonio allontanando possibili acquirenti. Non ha omesso di «richiedere il fallimento nel perdurante deficit di capitale sociale, da lui stesso aggravato e ormai azzerato», come contestava in un primo momento l’accusa. È stata la stessa Procura di Bari a tornare sui suoi passi, chiedendo l’assoluzione del commercialista barese Gianpaolo Pulieri, 47 anni. Dello stesso avviso il gup del Tribunale di Bari Isabella Valenzi che ha assolto il Dott. Pulieri con formula piena «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di bancarotta e la sua totale estraneità ai fatti.

Il Dott. Pulieri, per i brillanti risultati ottenuti in altre gestioni giudiziarie, venne chiamato dal Tribunale, ad amministrare la Kentron gestita oggi dal gruppo molisano Neuromed che rilevò la clinica dal fallimento.

Stando alle indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria del Comando provinciale di Bari coordinati dal pm Francesco Bretone (oggi sostituto procuratore generale), il Dott. Pulieri, nella sua veste di amministratore giudiziario, avrebbe concorso ad aggravare il  dissesto creato da Ritella.

Ma, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, è emersa una verità completamente diversa. Decisivo un interrogatorio nel corso del quale il Dott. Pulieri, assistito dall’avvocato Roberto Di Marzo (studio FPS), con precisi riscontri documentali, ha dimostrato la correttezza dei suoi comportamenti.

 

Il Dott. Pulieri non solo non ha concorso ad aggravare il deficit della società, ma, in condizioni di dissesto, ha amministrato una clinica che versava in disastrose condizioni economico finanziarie, garantendo il pagamento degli stipendi a 150 famiglie, la continuità delle prestazioni sanitarie, contribuendo in modo determinante al salvataggio della clinica.

 

Anche dalla consulenza tecnica affidata dalla Procura al commercialista Massimiliano Cassano emerge come durante la gestione del Dott. Pulieri i debiti verso le banche si sono ridotti da 5,6 milioni a 1,8 in due anni (dal 2014 al 2016). Nessun illecito ha commesso per gli assegni circolari da 180mila euro emessi a favore della Kentron e tenuti in cassaforte dal Dott. Pulieri, scelta adottata «proprio in ragione delle possibili azioni cautelari dei creditori». Dall’esame del patrimonio netto è emerso che, al momento dell’insediamento del Dott. Pulieri il capitale era già stato tutto azzerato. «L’amministratore giudiziale – scrive il consulente della procura – ha operato scelte condivisibili». In tre anni ha ridotto le perdite da 19,8 a 2,2 milioni di euro.

Tra le cause del dissesto individuate dal perito i debiti tributari che «si sono formati durante le gestioni dei precedenti amministratori». Insomma, il Dott. Pulieri non ha aggravato il dissesto come lo stesso pm Desirée Digeronimo, che nel frattempo ha ereditato il fascicolo, ha sostenuto nella requisitoria. «Alla luce dell’interrogatorio e soprattutto della documentazione che è stata acquisita» si evince sostanzialmente che l’amministratore  ha «sempre agito confrontandosi con gli organi giudiziari». Insomma, «non c’è alcuna prova» non solo del dolo «tutto da dimostrare», ma «proprio della condotta materiale di dissipazione che viene contestata all’imputato». Di qui la richiesta di assoluzione perchè il fatto non sussiste, condivisa anche dal giudice.

Invece per gli indagati Francesco Ritella, Leonardo Loparco e Francesco Tannoia a Maggio inizierà il processo per bancarotta fraudolenta.

Per tutti gli altri indagati per reati di natura distrattiva il processo si conclude qui per l’intervenuta prescrizione.

redazione

 

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