Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata sul caso di Umberto Paolillo, assistente capo della Polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Turi (Bari) che si tolse la vita nel febbraio 2021 con la pistola d’ordinanza. Paolillo fu trovato morto nella sua auto con un colpo alla tempia. Nella tasca aveva una lettera manoscritta in cui parlava di gravi problemi e vessazioni sul lavoro, dicendo di sentirsi “isolato dal mondo”. La Procura di Bari aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio (art. 580 c.p.), ma aveva chiesto l’archiviazione due volte. Il GIP ha respinto l’archiviazione ordinando nuovi approfondimenti sul clima lavorativo nel carcere e su possibili pressioni o umiliazioni subite. L’iniziativa parlamentare alla Camera dei Deputati, delll’11 febbraio 2026, è della deputata Stefania Ascari la quale ha presentato non solo una interrogazione parlamentare al ministro Nordio sul caso Paolillo ma anche una proposta di modifica del reato di istigazione al suicidio, illustrata dall’avvocato Antonio Maria La Scala. Alla conferenza stampa erano presenti anche: la madre di Paolillo, Rosanna Pesce e l’avvocato Laura Lieggi, che segue il contenzioso civile contro il Ministero della Giustizia. Nella risposta all’interrogazione, il ministro ha annunciato che sarà avviata un’indagine interna sul carcere di Turi e verranno verificati eventuali problemi organizzativi o ambientali che possano aver influito sulla vicenda. Secondo l’avvocato La Scala, l’attuale formulazione dell’articolo 580 del codice penale rende molto difficile arrivare a condanne per istigazione al suicidio. Per questo è stata avanzata una proposta di riforma per chiarire quando pressioni, mobbing o persecuzioni possano incidere sulla libertà della vittima; rendere più efficace la punibilità di chi contribuisce a spingere qualcuno al suicidio. il caso Paolillo è diventato un caso politico e giudiziario nazionale, perché solleva due temi importanti: il benessere psicologico degli agenti della polizia penitenziaria e i limiti dell’attuale reato di istigazione al suicidio quando il gesto è legato a pressioni lavorative o mobbing.
Antonio Carbonara

























































