Amleto take away in scena al Nuovo Teatro Abeliano di Bari

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Amleto take away  uno spettacolo di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari musiche di Davide Berardi e Bruno Galeone, luci Luca Diani. Produzione Compagnia Berardi Casolari / Teatro dell’Elfo
con il sostegno di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival di Armunia Castiglioncello, Comune di Rimini-Teatro Novelli. Si ringraziano César Brie, Eugenio Vaccaro, Il Teatro del segno di Cagliari, Sementerie artistiche di Crevalcore (BO). Lo spettacolo andrà in scena venerdì 18 gennaio 2019 al Nuovo Teatro Abeliano, alle ore 21.

 

 

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari tornano insieme in scena, protagonisti di un nuovo progetto di cui sono anche autori, prodotto dal Teatro dell’Elfo. Amleto take away è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte d’ispirazione per il nostro teatro ‘contro temporaneo’. Punto di partenza sono, ancora una volta, le parole, diventate simbolo più che significato, etichette più che spiegazioni, in un mondo dove «tutto è rovesciato, capovolto, dove l’etica è una banca, le missioni sono di pace e la guerra è preventiva».

È una riflessione ironica e amara che nasce dall’osservazione e dall’ascolto della realtà circostante, che ci attrae e ci spaventa. «Tutto è schiacciato fra il dolore della gente e le temperature dell’ambiente, fra i barbari del nord e i nomadi del sud. Le generazioni sono schiacciate fra lo studio che non serve e il lavoro che non c’è, fra gli under 35 e gli over 63, fra avanguardie incomprensibili e tradizioni insopportabili…».

In questo percorso s’inserisce, un po’ per provocazione, un po’ per gioco meta-teatrale, l’Amleto di Shakespeare.
Amleto, simbolo del dubbio e dell’insicurezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza, è risultato, passo dopo passo, il personaggio ideale cui affidare il testimone di questa indagine. Ma l’Amleto di Amleto take away procede anche lui alla rovescia: è un Amleto che preferisce fallire piuttosto che rinunciare, che non si fa molte domande e decide di tuffarsi, di pancia, nelle cose anche quando sa che non gli porteranno nulla di buono. È consapevole ma perdente, un numero nove ma con la maglia dell’Inter e di qualche anno fa, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà.
Amleto è in seria difficoltà circa il senso delle cose, travolto da una crisi così generalizzata e profonda che mette a repentaglio storie solide e consolidate come il suo rapporto d’amore con Ofelia e il suo rapporto con il teatro.
«To be o FB, questo è il problema! Chiudere gli occhi e tuffarsi dentro sè e accettarsi per quello che si è, isolandosi da comunity virtuali per guardare da vicino e cercare di capire la realtà in cui si vive? O affannarsi per postare foto in posa tutte belle, senza rughe, seducenti, sorridenti, grazie all’app di photoshop?
Dimostrare ad ogni costo di essere felici mettendo dei ‘mi piaci’ sui profili degli amici.
Pubblicare dei tramonti un bel piatto di spaghetti o gli effetti della pioggia tropicale, sempre tesi anche al mare con un cocktail farsi un selfie perché il mondo sappia, dove sono, con chi sono, e come sto. Apparire, apparire, apparire, bello, figo, number one e sentirsi finalmente invidiato.
To be or fb, this is the question».
Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

«Questo nuovo Amleto take away prosegue sui due filoni cari alla coppia pugliese-emiliana: il discorso del teatro sul teatro (cita irriverente i maestri Cesar Brie, Danio Manfredini e Pippo Delbono) e quello, chiamiamolo, “familiare”. Perché sta tutto lì, da dove si viene e dove si vuole andare, il guscio e la ricerca delle ali. E lo fanno con coraggio e grande autoironia, con stoccate e indietreggiamenti, con rincorse e scudisciate. Sembrano Zampanò e la Masina, l’uno debordante, l’altra saggia.
Se Berardi in questo nuovo lavoro è il front man, la Casolari è, più che il servo di scena che movimenta luci e oggetti, il regista kantoriano che aziona i dispositivi, dà le pause, direziona sguardi e parentesi, suggerisce con piccoli tocchi. Il duo collima, il duetto funziona, amalgamato dagli anni, ben impastato. Nelle loro parole c’è una densa ferocia tenera e una candida delicatezza crudele, Berardi, tarantolato, fisico e muscolare, carnale e tattile, distruttivo e passionale, ti sbatte in faccia le cose, senza pentimenti, senza false ipocrisie, senza tanti giri di parole, va dritto al punto, al sodo, al cuore, colpisce al fegato, senza pietà».
Tommaso Chimenti, recensito.net

redazione

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