Alla Vallisa di Bari è in scena “Non si sa come” con alla regia Panaro

Alla Vallisa di Bari è in scena “Non si sa come”, testo di Luigi Pirandello, scritto nel 1934, qui proposto con la regia rigorosa di Paolo Panaro. Uno spettacolo che scava nelle crepe dell’animo umano e si domanda se l’uomo sia davvero padrone delle proprie azioni.
Panaro dirige e interpreta con misura un allestimento essenziale, dove la parola pirandelliana resta protagonista assoluta. In scena, accanto a lui, Antonio Carella, Lara De Pasquale, Francesco Lamacchia e Caterina Petrarulo danno corpo a un intreccio emotivo teso e sofferto, fatto di sguardi, esitazioni, silenzi carichi di significato.
Al centro della vicenda c’è Romeo, protagonista tragico e profondamente umano. Tutto ruota attorno a un tradimento consumato “non si sa come”: un atto compiuto senza vera volontà, senza un’intenzione lucida, quasi accaduto al di fuori della coscienza. Romeo perde il controllo, ma soprattutto perde la possibilità di spiegarsi. Non riesce a trovare una ragione razionale al proprio agire. Ed è proprio questa impossibilità a generare il dramma.
Pirandello mette in scena il contrasto lacerante tra responsabilità e consapevolezza. Se un’azione ci appartiene, ma non ne comprendiamo l’origine, quanto siamo colpevoli? Quanto siamo liberi? La regia sottolinea con forza questo conflitto, evitando ogni enfasi melodrammatica e lasciando emergere la fragilità dei personaggi. L’istinto irrompe e travolge la ragione; l’inconscio si impone sulla volontà.
Romeo diventa così simbolo dell’essere umano incapace di conoscere fino in fondo sé stesso. Un uomo che scopre di non essere unitario, di non coincidere con l’immagine che ha costruito di sé. La sua crisi non è solo morale, ma ontologica: se non capisco perché agisco, chi sono davvero?
Lo spettacolo alla Vallisa si distingue per la sua tensione costante e per l’aderenza al testo, restituendo tutta la modernità di un’opera che, a distanza di quasi un secolo, continua a interrogare lo spettatore. La scena, sobria e concentrata sugli attori, amplifica il senso di smarrimento e mette in primo piano la parola, che diventa lama sottile e dolorosa (ansa).

redazione

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