A Melpignano il rito rock dei Litfiba: “17 Re” torna a parlare al presente

Il concerto dei Litfiba a Melpignano venerdì 7 agosto è stato un trionfo di pura rabbia rock e impegno civile, capace di unire la potenza sonora degli anni ’80 alla bruciante attualità del presente. Nella storica cornice di Piazza Avantaggiato per il SEI Festival, la formazione originale — con Ghigo Renzulli alla chitarra e Gianni Maroccolo al basso — ha celebrato i quarant’anni dell’album “17 Re”. Più che una semplice operazione nostalgia, la serata si è trasformata in un rito collettivo viscerale e profondamente politico.
Sul piano puramente musicale, l’impatto della band è stato devastante: il basso di Gianni Maroccolo ha dettato la linea di ogni brano, ricreando quelle atmosfere dark e new wave che quarant’anni fa riscrissero le regole del rock italiano e la chitarra di Ghigo Renzulli ha graffiato con riff e assoli intrisi di distorsione, confermando un’intesa artistica mai sbiadita dal tempo.
Il nucleo tematico di “17 Re” — da sempre manifesto contro la sottomissione all’autorità — ha trovato la sua massima espressione nelle feroci invettive di Piero Pelù. Il frontman, in uno stato di grazia vocale e teatrale, ha affrontato senza paura i nodi cruciali del nostro presente: la sua condanna totale delle guerre e delle ingiustizie globali passa dall’attacco ai governi che alimentano logiche di violenza e oppressione economica e militare.
I Litfiba hanno dimostrato che la vera identità del rock non si piega alle mode e che certe canzoni non invecchiano affatto, cambia soltanto il mondo, spesso in peggio, che le ascolta.
Pelù ha salutato il pubblico con un appello alla sindaca di Melpignano per un murales dei Litfiba da affiancare a quello dei CCCP, che si affaccia sulla piazza.

Maria Cristina Consiglio

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