Good Games: Shoah e storie di resilienza degli ebrei perseguitati spiegate a bambini e ragazzi

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L’iniziativa culturale della città di Trani racconta la storia e la cronaca attraverso la potenza dei libri

   «È avvenuto, quindi potrebbe accadere di nuovo», le parole di Primo Levi, sopravvissuto alla Shoah, sono un argine all’oblio della storia e un ammonimento per il futuro. Abbiamo il dovere della memoria, affinchè una delle pagine più disumane della storia non solo non venga dimenticata, ma non si verifichi più.

Nell’anno 2000, con la legge 211, in Italia ogni 27 gennaio si commemora il “Giorno della memoria“,giorno in cui, nel 1945, furono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. Una giornata per ricordare che durante la Seconda Guerra Mondiale, milioni di uomini, donne e bambini furono perseguitati in nome delle leggi razziali: strappati alla loro vita, deportati nei lager, torturati, sterminati con il gas. Tra questi, solo pochissimi fecero ritorno a casa. Sei milioni di morti, durante l’Olocausto, appartenevano al popolo ebreo: il loro genocidio viene chiamato Shoah.

Raccontano questa pagina buia della storia a bambini e ragazzi i prossimi appuntamenti di «Good Games. Libri, reti e storia di ordinaria resilienza», l’iniziativa promossa dall’Assessorato alle culture della città di Trani, che vede le 5 librerie cittadine promuovere la cultura in diretta streaming dal canale istituzionale della pagina fb della Biblioteca comunale ‘Giovanni Bovio’ di Trani. Gli eventi curati dalla Libreria Miranfù, libreria dei giovani lettori, sono dedicati alla Shoah perché i libri e le buone storie possono aiutare insegnanti e genitori a trovare le parole giuste per raccontare, spiegare e non dimenticare.

Giovedì 21 gennaio alle ore 17,30 l’incontro, riservato ai piccoli dai 9 agli 11 anni, con Anna Lavatelli, autrice del libro “Il violino di Auschwitz”, Interlinea edizioni, con la presentazione e lettura di alcuni brani tratti dall’omonimo libro, con approfondimenti storici ed etici sul tema della deportazione ebrea in Italia. Anna Lavatelli è una delle più note scrittrici per l’infanzia. Ha vinto numerosi e prestigiosi premi tra i quali nel 2005 il Premio Andersen e quello del Battello a Vapore come miglior autrice italiana con “Bimbambel” (Interlinea edizioni).

Nel 2014 un colto e poliedrico collezionista novantenne, il signor Carlo Alberto Carutti, acquista presso un antiquario di Torino un violino Collin-Mézin con una stella di Davide incisa sul lato posteriore e un messaggio segreto custodito al suo interno. Un violino che gli sembra bellissimo, prezioso, di cui vuole conoscere e ricostruire la storia. Ad Anna Lavatelli viene affidato il compito di scriverla e farla arrivare a tutti noi “come un romanzo”. Un piccolo commovente libro sulla Shoah diverso dagli altri, un libro affidato alla voce narrante di un violino, suddiviso in capitoli i cui titoli riprendono le scritte poste all’inizio dei brani musicali, per comunicare le emozioni da trasmettere (Adagio, Sostenuto, Agitato, Grave, Trionfale ecc.). Un racconto tratto da una storia vera, che parla di una famiglia ebrea realmente esistita che da un giorno all’altro è stata costretta ad intraprendere un viaggio senza ritorno nei campi di concentramento di Auschwitz.

Eva Maria ha tutto ciò che una ragazza possa desiderare: una vita bella e agiata, una famiglia che le vuole bene, tanti amici e una grande passione per la musica. Ma è ebrea e durante la guerra tutto cambia. Le rimarrà solo il suo violino, da cui non si separerà a nessun costo. Sarà proprio lui a raccontare, dopo un lungo silenzio, la lenta discesa verso l’inferno del campo di concentramento di Auschwitz, dove sarà costretta a suonare per le SS. Scoprirà però che la musica rende liberi. Il libro racconta lo sfortunato destino della giovane violinista che troverà la forza di resistere alla fame, agli stenti, alla crudeltà e ad atroci sofferenze solo aggrappandosi alla sua musica, al suo violino, divenuto simbolo di libertà e di bellezza nonostante tutto. L’autrice, attraverso lo sguardo discreto e sconsolato del violino, ripercorre le angoscianti fasi del viaggio in treno, la separazione forzata dal fratello e dalla madre, l’arrivo ad Auschwitz, i giorni passati in quel luogo orribile e assurdo in cui degli esseri umani si sentivano autorizzati ad uccidere altri esseri umani.

Venerdì 22 gennaio alle ore 17,30 dalla libreria Miranfù ci sarà l’incontro con l’autore Matteo Corradini, riservato ai bambini dai 10 ai 14 anni per la presentazione del libro “Luci nella Shoah. Le cose che mi hanno tenuto in vita nel buioediz. DeAgostini.   

Anche nella paura ci sono attimi di serenità. Anche nei campi di prigionia ci sono stati lampi di umanità. Anche vicino allo sterminio è passata la vita. È facile per noi pensare che una piccola luce riesca a sconfiggere un grande buio. È facile crederlo se sei un fiammifero in una stanza vuota, ma se sei una persona è dura pensare di avere qualche speranza, in certi momenti, di avere giorni buoni davanti, di ritornare prima o poi a essere felici. Nella tragedia della Shoah, lo sterminio degli ebrei operato da fascisti e nazisti negli anni della Seconda guerra mondiale, milioni di persone hanno sofferto un dolore simile. Spesso hanno anche subìto una sorte comune. Ma quel dolore non è stato l’unica esperienza. Ciò che univa le persone è stata spesso la vita passata e la speranza presente. Molti sopravvissuti ricordano che pur nel buio e nell’angoscia si aggrappavano a ricordi, pensieri, oggetti per tenersi vicino un mondo che sembrava non esistere più. Piccole speranze che hanno permesso ai deportati di passare il tempo, arrivare a sera, non demordere, in una parola: resistere. La resilienza dei deportati passa attraverso piccoli oggetti quotidiani, passioni, affetti. Cose apparentemente poco significative che diventano fondamentali. Le 27 storie raccolte in questa antologia sono vere, e i loro protagonisti adolescenti del tutto simili ai giovani lettori cui il libro è destinato. Vicende commoventi, illuminanti ed esemplari che ci rivelano dove possiamo trovare la forza di cui abbiamo bisogno nei momenti difficili.

Matteo Corradini, ebraista e scrittore, si occupa di didattica della Memoria e di progetti di espressione. Premio Andersen 2018 come Protagonista della cultura per l’infanzia, dal 2003 fa ricerca sul ghetto di Terezín, in Repubblica Ceca, recuperando storie, oggetti, strumenti musicali. È tra i curatori del festival scrittorincittà (Cuneo). Ha fondato il Pavel Žalud Quartet e il Pavel Žalud Trio in Italia ed è tra i fondatori dell’Institut terezínských skladatelů (Terezín Composers Institute) in Repubblica Ceca. Prepara conferenze musicali e regie teatrali. Tra i suoi ultimi libri, il romanzo Solo una parola (Rizzoli), l’opera in rima Fu Stella (Lapis), la cura del Diario di Anne Frank (BUR Rizzoli) e delle memorie di Inge Auerbacher (Io sono una stella, Bompiani), il saggio Il profumo dell’Eden (Giuntina). Il suo romanzo La repubblica delle farfalle (Rizzoli) è stato pubblicato in Germania dal gruppo RandomHouse.

Le dirette streaming della presentazione dei libri per il Giorno della Memoria saranno moderate da Enzo Covelli e saranno fruibili anche dalla pagina fb della Libreria Miranfù, oltre che dal canale istituzionale della Biblioteca comunale “Giovanni Bovio”.

In concomitanza con gli appuntamenti dedicati alla Shoah del 21 gennaio, la presentazione, lo stesso giorno, a cura della libreria Luna di Sabbia, de “La città dei vivi”, Giulio Einaudi editore, l’ultimo lavoro di Nicola Lagioia, dal 2017 direttore del Salone Internazionale del Libro di e Premio Strega nel 2015 con La Ferocia.

«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?» Le parole di Nicola Lagioia ci portano dentro il caso di cronaca più efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un’indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull’istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare. Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo più giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l’attenzione, sconvolgendo nel profondo l’opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande più inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda.

Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.Dialogherà con l’autore Vito Santoro, docente di Letteratura e cinema all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e critico cinematografico.
In allegato il comunicato per esteso con tutto il programma di “Good Games”, le grafiche degli appuntamenti e foto degli autori o dei protagonisti dei laboratori.

redazione

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