Cidi di Bari: ‘indignazione per la chiusura del triennio delle scuole secondarie di secondo grado’

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Ancora polemiche sull’ ordinanza emessa dal governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, che prevede la chiusura del triennio delle scuole secondarie di secondo grado . Nel merito sono intervenuti i sindacati, chiedendo l’immediato ritiro. Indignazione è stata espressa anche dal Cidi di Bari che attraverso una nota illustra le conseguenze di tale scelta.

“Il Cidi di Bari esprime la propria indignazione per la chiusura del triennio delle scuole secondarie di secondo grado. Siamo ben consapevoli della gravità dell’ora, ma questo non può voler dire che la scuola debba essere il baluardo democratico che cade. La scuola al contrario va garantita da tutti con tutti gli sforzi necessari. Giammai va chiusa.
Ci sembra necessario e doveroso sottolineare anche solo alcune implicazioni di un tale atto

  1. La scuola non è un bene disponibile. La scuola è un’istituzione della Repubblica voluta dai padri costituenti per garantire la formazione dei cittadini e la tenuta democratica dello stato.
  2. La chiusura della scuola mina pertanto alle fondamenta della democrazia. Nessuno deve poter pensare di chiudere la scuola. Al contrario tutte le componenti della società sono chiamate a garantirla e garantirne il servizio. Non farlo vorrebbe dire arretrare sui diritti fondamentali, diritti che devono essere assicurati sempre.
  3. La chiusura della scuola a marzo ha sottratto alle studentesse e agli studenti la possibilità di sentirsi protagonisti del proprio futuro e li ha portati ad una condizione di passività preoccupante. Mostrano oggi di accettare come inevitabile una situazione che non hanno la possibilità di comprendere fino in fondo e di cui non capiscono le conseguenze. Per alcuni di loro quanto sta accadendo si traduce in una chiusura nell’individualismo, a volte l’isolamento più spietato.
  4. La “scuola di tutti”, che ci ha accompagnato per anni in tante iniziative e progetti, è solo uno slogan? La scuola “a distanza” non ha alcun fondamento epistemologico e scientifico, è un’invenzione retorica di politici e amministratori e un generoso tentativo di rispondere a uno stato di eccezione, da non ripetere mai più. La scuola “a distanza” è una scuola che “crea distanza”, una distanza che nel tempo può diventare incolmabile.
  5. Chi rimane a casa quale esperienza vive? L’esperienza multiforme o dai tanti volti e realtà, spesso costrittiva della famiglia. Le famiglie inoltre non sono uguali per tutti: in molti casi proteggono e a volte si “sostituiscono” al docente, in tante altre situazioni sono il luogo della disgregazione e della povertà culturale. Ancora una volta: la funzione costituzionale della scuola non esiste e non resiste nella moltitudine di variabili personali.
  6. Il problema della diffusione del contagio non è rappresentato dalla scuola, dove vigono le regole e dove funzionano sia il distanziamento sia l’uso della mascherina e dei dispositivi. E’ possibile ancora migliorare, ma le scuole hanno messo in atto tutte le azioni richieste, per quello che è nelle loro possibilità e possono inoltre organizzarsi ulteriormente con i doppi turni e gli ingressi scaglionati.
  7. Il problema vero che si nasconde dietro una tale decisione politica è rappresentato dai mezzi di trasporto per le scuole secondarie di secondo grado, giacché le scuole primarie e di primo grado sono “scuole di vicinanza” per la stragrande maggioranza. Ci domandiamo dunque: chi doveva strategicamente prevedere e organizzare per tempo? Perchè non l’ha fatto? Perché non interviene tempestivamente sulla riorganizzazione dei mezzi di trasporto, invece di sacrificare e congelare le energie di una generazione che si appresta a subentrare in modo attivo nella società? La pianificazione e la soluzione dei problemi attiene alla politica, nel più alto dei suoi esercizi.
  8. Chi deve riflettere, chi deve proporre, chi deve fare un’analisi della situazione della scuola se non, in primo luogo, noi docenti? Non ci possiamo esimere dal fare il nostro lavoro, dall’agire professionalmente, dall’intervenire in un dibattito in cui le parti che stanno dentro la scuola tacciono, o sono annichilite dai timori (reali) che prevalgono in situazioni pericolose. Abbiamo il dovere di richiamare tutti sul valore che la scuola rappresenta, a maggior ragione oggi, per una società democratica. Chiudere le scuole vuol dire disporre di esse come si crede. Quale significato reale assume la chiusura di fronte ad un pericolo sanitario? Quali conseguenze ciò comporta?

Redazione

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