La Giusta Causa: “Didattica all’aperto in estate, ripensando gli spazi pubblici delle nostre città”

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DaDaismo
La Scuola alla sfida dell’emergenza

La Giusta Causa: “Didattica all’aperto in estate, ripensando gli spazi pubblici delle nostre città”

Dalla didattica a distanza alla didattica all’aperto, in estate, ripensando gli spazi pubblici delle nostre città. E’ la proposta de La Giusta Causa, al termine del ciclo di tre incontri dedicati alla scuola. Ieri, in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione, si è tenuto l’ultimo evento, sulla scuola dell’infanzia e primaria, intitolato “DaDaismo”, con un gioco di parole che ricorda l’acronimo della didattica a distanza e il movimento artistico fondato sulla negazione dei valori razionali oltre cento anni fa. “Aver chiuso le scuole, sia pure per necessità, ha avuto e avrà un costo sociale enorme” ha detto Michele Laforgia, presidente La Giusta Causa, lanciando così un’idea: “dopo questo terribile periodo vissuto fuori dalle scuole e senza cultura, potremmo dedicare alla scuola una buona parte della stagione estiva, all’aperto, in sicurezza. Mettere insieme il tempo dello studio e il tempo del gioco per i bambini può essere un’idea strategica. E questa è anche un’occasione irripetibile per ripensare le nostre città, i nostri spazi aperti pubblici”.
A questo proposito Cristina Giachi, vice sindaca di Firenze e presidente della commissione nazionale Istruzione dell’Anci, che in questi giorni sta dialogando con il Governo, ha detto che “ci stiamo battendo per ottenere un protocollo sanitario che consenta di riattivare embrioni di scuola già da giugno”. Giachi ha evidenziato che il “tema dell’assenza della scuola non è stato fino ad ora una priorità nell’agenda politica del Paese, perché non è percepito come un elemento di qualità dello stato di salute del Paese, e invece è il luogo dove si fa il Paese, dove si costruisce la cittadinanza. Ignorarlo è miope. Per questo la scuola non può aspettare fino a settembre”. Anche per Giuseppe Bagni, presidente nazionale Cidi, “il Paese riparte se riparte la scuola. Il futuro del Paese è il presente della scuola e non può non essere considerata un’emergenza”. “Quando la ministra dice un gruppo sta a scuola e un gruppo fa DaD dice una scemenza – continua Bagni – , perché con la DaD non esiste un gruppo, esiste un individuo, un bambino o una bambina in una stanzetta che segue uno schermo. La digitalizzazione può essere uno strumento per andare oltre la scuola, non per sostituirla. Non si può fare scuola entrando nelle case, che spesso sono il luogo dove c’è il seme delle diseguaglianze. La scuola, invece, è la casa comune dove le differenze sono risorse”.
Silvio Maselli, del direttivo La Giusta Causa, ha moderato e introdotto il tema evidenziando come il virus abbia “travolto il mondo della scuola” con ricadute “drammatiche” soprattutto sui più piccoli e ricordando i dati che evidenziano le difficoltà con le quali la scuola italiana ha dovuto affrontare l’emergenza: 1,6 milioni di studenti non sono stati raggiunti dalla didattica a distanza perché il 14% delle famiglie non ha un computer a casa (al Sud il 41%) e il 24% non ha accesso a internet. Una “sospensione sostanziale del diritto all’istruzione”. A Bari su 53mila studenti, il Comune ne ha censiti 5.500 senza internet o tablet, quindi senza la possibilità di frequentare la scuola dell’obbligo. Per questo l’amministrazione ha stanziato 500 mila euro, in aggiunta alle insufficienti risorse messe a disposizione dal Governo, “che ci hanno permesso di raggiungere 3mila studenti” ha detto l’assessora Paola Romano, annunciando che “stiamo facendo un lavoro di studio dei dati per provare a ridare a queste generazioni, in piena sicurezza, la possibilità di continuare ad imparare, anche destinando spazi pubblici all’aperto ad attività formative”. Un’idea, quella della formazione all’aperto, al centro di un progetto lanciato a Bari già due anni anni fa, “in tempi non sospetti” dice Terry Marinuzzi dell’Aps genitori Marconi. “Un progetto educativo – spiega – che già a giugno possa iniziare a dare risposte ai nostri bambini e che permetta a settembre di ragionare sulla possibilità di integrazione tra didattica a distanza e didattica all’aperto”.
Per Marco Bronzini, delegato all’Istruzione della Città metropolitana di Bari, “il sistema scuola deve essere riprogettato dalla politica”, perché “il virus ha mostrato le contraddizioni di un modello non idoneo allo sviluppo del Paese nel quale c’è un’idea di scuola sbagliata” e “la soluzione è investire”. Patrizia Rossini, dirigente scolastica I.C. Japigia1 Verga di Bari, ha raccontato come è stata organizzata e gestita in questi due mesi la DaD per i suoi 1200 alunni, evidenziando, accanto alle difficoltà, gli aspetti positivi della didattica a distanza. “Abbiamo recuperato studenti con mutismo selettivo – ha detto – e anche quelli più timidi che tramite lo schermo si sono sentiti più protetti”.

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