La Sacra Sindone: storia e mistero dell’antica reliquia

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Potrebbe essere questo il volto di Gesù Cristo, almeno per i tanti studiosi e appassionati della Sacra Sindone, una delle reliquie più studiate al mondo.

Giovanni Paolo II  ebbe modo di definirla  “uno  specchio” del Vangelo, in quanto conserva  elementi e indizi molto simili al Gesù della passione e morte.  La Sindone è il lenzuolo funebre in cui secondo la tradizione il corpo di Cristo, dopo la sua morte in croce, fu avvolto e deposto in una tomba nuova.

E’ proprio il vangelo di Marco (15,42-47) a raccontarci che “Giuseppe D’Arimatea…allora comprato un lenzuolo, calò Gesù giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia”.

Anche l’evangelista Giovanni (Gv 20, 6-8) racconta che: “giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide i teli per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con i teli, ma piegato in un luogo a parte“.

Quel lenzuolo che compare nei racconti dei vangeli potrebbe essere proprio la Sindone, oggi conservata in un reliquario ad alta tecnologia nella Cattedrale di Torino. Come è giunta nel capoluogo piemontese? Il periodo storico da considerare è quello che va  dal I° secolo al XV° secolo. Il lenzuolo da Gerusalemme avrebbe in seguito sostato a Ufra, poi Costantinopoli, Atene, Lirey, Chambery e infine Torino. In un convento di Clarisse a Chambery nel 1534 la Sindone subì degli interventi a causa di un incendio: infatti, si notano ad occhio le bruciature ricoperte da rappezzi. L’immagine non subì danni ed è ancora oggi possibile ammirarla. Bisogna però allontanarsi da essa: avvicinandosi non si vede nulla, a dimostrazione della natura “non umana” della stessa.

Era il 1898 quando l’avvocato Secondo Pia fotografò il lenzuolo e sviluppando il negativo notò la nitidezza dell’immagine, con elementi e peculiarità di una straordinaria somiglianza con  il Gesù della passione e morte.   Ecco alcune caratteristiche:

  1. Il volto della Sindone. Le guance e le arcate sopraccigliari si presentano lesionate e tumefatte a causa di ripetuti traumi. Il gonfiore presente sulla guancia destra  è l’effetto di un colpo violento che ha provocato anche una lesione della cartilagine nasale.
  2. I segni della corona di spine. L’impronta di sangue a forma di “3” rovesciato corrisponde al decalco di un rivoletto di sangue coagulatosi  sulla fronte. Il cuoio capelluto presenta una serie di lesioni di piccolo diametro che possono essere state causate da spine. La distribuzione delle ferite da punta in corrispondenza della fronte e della nuca del crocifisso porta a ritenere che sul suo capo sia stato fissato in qualche modo un intreccio di rami spinosi.
  3. Le mani dell’uomo della Sindone. A livello del polso sinistro si nota l’impronta di una colata di sangue fuoriuscito da una ferita compatibile con l’infissione di un chiodo. I rivoli di sangue presenti su entrambi gli avambracci permettono di dedurre che anche sul polso destro vi sia stata una ferita da chiodo. Il passaggio del chiodo risulta nel polso e non nel palmo della mano. Ciò è anatomicamente corretto in quanto la perforazione del palmo non permetterebbe di reggere alla croce il peso corporeo.
  4. Il lato destro del torace presenta una larga ferita dalla quale è fuoriuscito sangue e siero. Le sue caratteristiche permettono di dedurre che la ferita sia stata prodotta da un colpo di lancia inferto nel quinto spazio intercostale, dopo la morte del soggetto.
  5. Le spalle dell’Uomo della Sindone. Numerose sono le tracce della flagellazione eseguita con strumenti differenti e con caratteristiche tipiche dei rituali romani. Le ferite  coprono soprattutto la superficie posteriore del corpo dell’Uomo della Sindone e alcune di esse risultano alterate come se un oggetto pesante (probabilmente l’asse orizzontale della croce) avesse esercitato una certa pressione.
  6. L’arto inferiore (il piede)  sinistro sembra più corto del destro perché è stato fissato  con molta probabilità dalla rigidità cadaverica in posizione flessa. Son ben visibili l’impronta del piede destro, su cui è visibile il foro di uscita di un chiodo e il tallone del piede sinistro. Non sarebbero quindi 4 i chiodi usati per la crocifissione ma 3: due per le mani ed uno per i piedi sovrapposti.

Secondo il matematico Bruno Barberis, docente presso l’Università di Torino, il calcolo statistico delle probabilità che la Sindone sia autentica, vale a dire che si tratti effettivamente del lenzuolo funerario di Gesù, derivante dalla imponente mole di dati a nostra disposizione, è valutato in 225 miliardi contro 1 (B.Barberis, “L’uomo della Sindone e il calcolo delle probabilità”, in: AaVv, “Sindone. Vangelo-storia-scienza”, Elledici 2010, p.231-246).

Arte, Numismatica, Biologia, Fisica, Botanica, Medicina Legale e tante altre discipline scientifiche hanno studiato l’antica reliquia.

“Un passo falso” è stato fatto nel 1988, quando alcuni studiosi hanno effettuato l’esame a carbonio 14 arrivando ad una conclusione: la Sindone è databile in un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. L’esame ben preso fu contestato da più parti, soprattutto per le procedure adottate: infatti, furono prelevate parti del lenzuolo ritenute le più incontaminate, in forza delle numerose  ostensioni. L’accumulo di sostanze e materiali avrebbe  fatto slittare in avanti la data o le date.

Certamente il lenzuolo ha avvolto il cadavere di un uomo torturato e ucciso con le stesse modalità che i Vangeli narrano sia avvenuto per Gesù Cristo. L’immagine della Sindone presenta alcune caratteristiche uniche e singolari: oltre al comportamento di negativo, l’elaboratore elettronico ha dimostrato che contiene informazioni tridimensionali, a dimostrazione che il lenzuolo ha avvolto un corpo umano.

Sabato  11 aprile 2020 alle 17,  Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, guiderà un momento di preghiera davanti alla Sindone e nella cappella dove è conservata la sacra  reliquia.

Antonio Carbonara

 

 

 

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