La casa di Maria a Nazareth e gli antichi graffiti

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La casa di Maria è ancora lì a Nazareth, lì dove l’arcangelo Gabriele annuncio alla giovane fanciulla che avrebbe partorito un figlio, un ” figlio speciale” perchè di Dio. L’evangelista Giovanni dirà che Dio si è fatto uomo in una carne, propria quella di Gesù. Il cuore di tutta Nazareth è la grotta dell’Annunciazione: graffiti appartenenti alla comunità giudeo-cristiana (II e III sec.) ci testimoniano il culto alla Madonna che risale alle origini. Uno di questi dice proprio: XAIPE MAPIA, Ave Maria.

     

 

 

Oggi ad inglobare i resti dell’antica e documentata casa di Maria c’è un santuario  opera dell’arch. Giovanni Muzio, inaugurato nel 1969. Sull’antica grotta i resti di una chiesa  di epoca bizantina del V sec. (tra il 419 e il 427) e dell’epoca di Teodosio II. Una chiesa  a tre navate con annesso monastero; di queste costruzioni restano abside e mosaici nell’attuale basilica inferiore. Distrutta per l’invasione di Cosroe II nel 614 e poi dalla presenza musulmana, la basilica rinasce grandiosa nel 1130: è il principe Tancredi a fare una cattedrale crociata, stile romanico della Borgogna, con capitelli istoriati, di cui rimangono ancora sei esemplari stupendi nel museo, lunga 75mt, con annesso monastero. Distrugge tutto il sultano Bibars nel 1263: non rimane che la grotta venerata, ma sempre spogliata di ogni segno. I Francescani (qui presenti da documenti del 1546) riescono a trovare proprietà stabile solo nel 1620; e nel 1730 vi costruiscono una modesta chiesa. Durerà fino al 1955, quando iniziano i lavori della basilica attuale.

La grotta venerata è simile alle altre grotte ritrovate in zona, a testimonianza di un agglomerato di abitazioni che costituivano la Nazareth ai tempi di Gesù.

All’interno delle grotte adibite ad abitazione piccoli silos sotterranei, anche a più livelli, collegati con scalette e cunicoli, per il deposito delle derrate; fossette rotonde come pressori e depositi di giare per olio e vino, nicchie per lucerne; anfratti come “mangiatoie” per il riparo delle bestie; cisterne (con gradini) per l’acqua; all’esterno piccoli forni casalinghi.

Antonio Carbonara

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