Gianni Ciardo fa il Pierino: in scena a Corato, Bari e Mola di Bari

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Gianni Ciardo fa il Pierino. Ma non c’entra il ragazzino impertinente delle barzellette. Il popolare comico barese è narratore in “Pierino e il lupo”, la favola musicale di Prokof’ev che in Italia ha avuto la voce Dario Fo, Eduardo de Filippo, Roberto Benigni, Gigi Proietti e Lucio Dalla, e nel mondo persino di Sean Connery e Peter Ustinov. Una vera maratona per Ciardo, che nel weekend terrà ben cinque spettacoli affiancato dall’EnsembleAgìmus diretto da Flavio Maddoni. Si inizia sabato 30 novembre, con due matinée al Teatro Comunale di Corato (ore 10 e 11.30, info 080.9592281), per il Festival pianistico diretto da Filippo Balducci, e uno spettacolo serale a Bari, nell’auditorium della Chiesa di San Marcello (ore 20.30, info 347.4567734) per la rassegna Note Solidali organizzata da Misure Composte. Si chiude domenica 1 dicembre con un doppio appuntamento al Teatro van Westerhout (ore 18 e 19.30, info 368.568412) per la Stagione dell’Agìmus diretta da Piero Rotolo.

 

Dal popolare cabarettista barese c’è da attendersi non poche digressioni, con battute a raffica e sfottò. Non ci sarà da stupirsi, dunque, se abbinati ai protagonisti della nota fiaba si ritroveranno personaggi dell’attualità e della scena politica, dentro un racconto che sarà inevitabilmente condito di ironia senza limiti. Perché Ciardo non è uno che si lascia incasellare dentro precisi confini. E “Pierino e il lupo” è per lui un terreno sul quale muoversi facilmente.

La storia, com’è noto, racconta le vicissitudini di un bambino vivace che ha come amici un uccellino, un’anatra e un gatto. Animali che – nonostante gli ammonimenti del nonno – Pierino cerca di difendere da un lupo feroce, spintosi dai boschi nei pressi della casa dove nonno e nipote vivono felicemente. Una storia raccontata con mille digressioni da Ciardo, perfettamente dentro le musiche di Prokof’ev, che assegnò ad ogni personaggio uno strumento o un insieme di strumenti: gli archi per Pierino, il flauto per l’Uccellino, l’oboe per l’Anatra, il Clarinetto per il gatto, il fagotto per il Nonno, i tre corni per il Lupo, timpani e grancassa per i Cacciatori. È musica di una semplicità disarmante, scritta per un uditorio di bambini, ma straordinariamente affascinante per un pubblico adulto, che non dovrebbe sottovalutare quest’opera. Anzi, nella semplicità di questa favola sinfonica – semplicità soprattutto se paragonata alla complessità delle partiture di quegli anni (anche dello stesso Prokof’ev) – si dovrebbe cogliere il genio di un musicista capace di scrivere come si dovrebbe un’opera per l’infanzia e riuscire al contempo a produrre un piccolo capolavoro.

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