“A che cosa serve la Fiera del Levante?”, nota del Presidente CONFIMI Puglia Sergio Ventricelli

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A poche ore dalla inaugurazione della 82esima Fiera del Levante di Bari, alla presenza del premier Giuseppe Conte, giunge in redazione una nota a firma del presidente di Confimi Industria Puglia, Sergio Ventricelli.

Nella nota una vena polemica che guarda ad un futuro diverso per la Fiera del Levante:

 “A che serve avere un quartiere fieristico – tra i più estesi in Italia, -se nel suo interno non si promuove business tutto l’anno? A ottantadue anni suonati, quel che resta della Fiera del Levante, appare come la più sbiadita cartolina di benvenuto di un territorio, che meriterebbe un progetto di rilancio serio, innovativo e internazionale“.

Così il presidente di Confimi Industria Puglia, Sergio Ventricelli, alla vigilia della fiera di settembre, la cosiddetta campionaria. “Negli anni passati – prosegue Ventricelli -, Bari ha saputo avvicinare il mondo orientale con quello occidentale, favorendo l’incontro tra le persone e, soprattutto, le imprese interessate a vendere o acquistare. Ovvero l’unico, imprescindibile, obiettivo di una fiera. Un modello semplice, pensato prima dell’arrivo di internet e dei mercati globali. Oggi, mentre il mondo celebra i vent’anni di Google, a Bari nulla è cambiato, nonostante il nuovo soggetto giuridico appulo-emiliano“. Al contrario di quanto accade in ambito internazionale con l’innovazione, autentica chiave di volta.

Il mercato mondiale degli eventi fieristici – prosegue Ventricelli – scommette sia sulla qualità delle infrastrutture e dei servizi, sia sulla capacità di aggregare community, fare network tra espositori, buyer e visitatori, arricchendo l’offerta di iniziative collaterali alle principali manifestazioni o, addirittura, creando nuovi spin-off”. Per l’Ufi, l’associazione mondiale delle fiere, gli organizzatori internazionali lavorano per avere marchi fieristici che coprano mercati rilevanti in giro per il mondo, creando un certo numero di eventi in diverse location ogni anno. Le nuove sfide riguardano i quartieri fieristici, che saranno più compatibili con ambiente e sicurezza, e le certificazioni dei dati delle fiere di livello internazionale. Innovazione, qualità e specializzazione, dunque. “Basta guardare a qualche centinaio di chilometri da qui – continua Ventricelli -, per apprezzare i modelli di successo. Come Pitti, a Firenze, che sfrutta nuovi format, rinnovate strategie di engagement ed eventi itineranti per valorizzare i periodi tra un’edizione e l’altra. Le fiere contemporanee non si esauriscono con il momento dell’esposizione, ma durano tutto l’anno. L’obiettivo, quindi, è trovare nuovi sistemi per interagire con il proprio pubblico offrendo una partecipazione su misura e aggregando la community. A Bari, non esiste nulla di tutto questo. Finora, nel quartiere fieristico, si sono insediate una serie di agenzie regionali, un supermercato con annessi luoghi per la ristorazione, uno spazio di co-working e poco altro ancora; di significative infrastrutture, materiali e culturali, quasi nulla. In compenso, pare che sia in arrivo un nuovo presidente, scelto senza alcun procedimento partecipativo. Non bastasse tutto questo, non si ha notizia del coinvolgimento delle più importanti aziende pugliesi manifatturiere che, d’altra parte, in questa fiera non avrebbero motivo di esserci. Ci sarà, invece, come da tradizione, il presidente del Consiglio, che verrà accompagnato negli stand tirati a lucido, per le foto di rito. Chissà che, parlando con i tanti ‘padroni di casa’, non possa suggerir loro delle linee guida più attuali, per un rilancio serio della fiera. Magari con un management autorevole e un piano industriale appropriato, che sappia offrire al territorio pugliese un volano impareggiabile, per internazionalizzarsi e creare economia“.

Ufficio stampa Confimi Industria Puglia

Antonio Carbonara

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