Al Forma di Bari in scena la cantautrice pugliese Rita Zingariello: presenta il suo nuovo disco «Il canto dell’ape»

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Venerdì 4 maggio, alle 20,30 va in scena al Teatro Forma di Bari (via Fanelli 206/1, infotel: 080.501.81.61), il concerto della cantautrice pugliese Rita Zingariello, che presenterà i brani del nuovo album «Il canto dell’ape», autoprodotto grazie a una delle campagne di crowdfounding di maggior successo registrate sulla piattaforma di Musicraiser, con oltre 200 sostenitori e un obiettivo più che raddoppiato. Si tratta del terzo album per la cantautrice gravinese, che oltre a vantare finali e vittorie in vari festival musicali, ha aperto negli ultimi anni i concerti di Gino Paoli e Danilo Rea (2013), Paola Turci (2015), Mario Venuti e PFM (2016).

Durante lo spettacolo si viaggerà dal pop d’autore al bluegrass, dal flamenco all’indie-rock, con sonorità vintage e moderne insieme, che faranno da supporto alla poetica fresca ma profonda di Zingariello. Ad accompagnarla sul palco 16 musicisti di grande spessore e di diversa provenienza musicale: Vincenzo Cristallo (chitarre e arrangiamenti), Gianfilippo Direnzo (basso e contrabbasso), Pasquale Angelini (batteria), Marcello Ingrosso (tastiere e sintetizzatori), Francesco Galizia (fisarmonica), Domenico Lopez (chitarra classica), Anna Giusto, Mirko Palmieri, Gregorio Giamba e Clemente Zingariello (quartetto d’archi), Badrya Razem, Maria Grazia Zingariello, Loris Tataranni, Vanessa Lorusso, Michele Leone (cori).

Il canto dell’ape” è un disco di ampio respiro che si colora di un sound contaminato da diversi generi musicali, che va a supporto di una vocalità limpida e diretta. È un viaggio fatto di verità e rinascite, dove parole e melodie si contaminano con l’aria più internazionale degli arrangiamenti. Qualche settimana fa è uscito il primo singolo (la title track Il canto dell’ape), ispirato ad un leit-motiv che fa riferimento alla coscienza sopita che inaspettatamente inizia a cantare: è la metafora di una nuova primavera pronta ad uscire da una vecchia prigione, per allungare la mano a quel mondo che fino ad allora non era riuscita a perdonare. Ispirandosi al suono del canto dell’ape, la scelta del guitalele nelle strofe richiama una sonorità sottile e non invasiva, accompagnato da una chitarra dobro, in un’atmosfera country. Al minimalismo strumentale delle strofe si contrappone un ritornello ampio e potente con l’intensità di un’orchestra d’archi e dei taiko come strumenti catartici, quasi a voler recuperare e liberare un’anima spenta.

«Il disco è stato pensato a casa mia – spiega Rita Zingariello –, dove spesso scrivo in solitudine per riordinare pensieri. È un’azione che, oltre a farmi stare bene, è diventata la mia unica e migliore psicoterapia. Con questo disco ho svelato a me stessa dove sono arrivata e come ci sono arrivata. Le canzoni sono nate con più penne, una chitarra e un pianoforte. Ho riempito fogli di parole e scarabocchi.

Ai fogli che non sono finiti accartocciati è toccato di finire catalogati in uno schedario verde mela ad anelli, da cui ho poi scelto le undici tracce di questo album. Quando sono stata convinta di liberare in volo le canzoni ho incontrato Vincenzo Cristallo, chitarrista amico, con cui ho condiviso l’avventura dei live del mio album precedente, «Possibili percorsi» e a cui ho deciso di affidare gli arrangiamenti di questo ultimo disco.

Il vestito finale dell’album lo abbiamo confezionato nello Stones Lab Studio, dove la disponibilità e la professionalità di Leo Zagariello, che ha curato la ripresa del suono e di Angelo Nigro, che si è occupato delle programmazioni e della post-produzione del disco, hanno materializzato le nostre idee iniziali. Il risultato è un progetto moderno, rivisitato in un’ottica crossover, in cui tanti sono i generi che si fondono con un’idea di partenza semplice ma al tempo stesso forte e di carattere».

​redazione



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