Il “centurione” Nicola Pistoia in “Ben Hur”, al Teatro van Westerhout di Mola di Bari

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Con più di trecento repliche in oltre centottanta città, «Ben Hur. Una storia di ordinaria periferia» è tra gli spettacoli più amati dal pubblico. Lo hanno già visto oltre centomila spettatori. E anche il film che ne è stato tratto, sulla Roma dei centurioni “impiegati” davanti al Colosseo per sbarcare il lunario con qualche scatto per i turisti, ha avuto uno straordinario successo. I protagonisti sono sempre loro, Paolo Triestino, Nicola Pistoia ed Elisabetta De Vito, attesi sabato 24 marzo (ore 21) al Teatro van Westerhout di Mola di Bari, per la Stagione della compagnia Diaghilev, che produce lo spettacolo in collaborazione con l’Associazione Fiore & Gemano (info e prenotazioni 339.8796764).

 

 

L’esilarante commedia, scritta su misura da Gianni Clementi per la coppia Pistoia-Triestino, già applauditi interpreti di «Grisù, Giuseppe e Maria» dello stesso autore, è diretta con realismo ed eleganza dallo stesso Pistoia, che in scena è lo spietato ex stuntman Sergio. In attesa di un risarcimento per un incidente sul set, e nel frattempo caduto in disgrazia dopo un avvio eccellente niente di meno che con Spielberg nel film«Salvate il soldato Ryan», trascina le sue giornate al Colosseo dove, vestendo i panni di un centurione, si presta alle canoniche foto con i turisti. Ma la concorrenza è tanta, e gli affari iniziano a scarseggiare. Male in arnese, divide l’appartamento con sua sorella Maria (Elisabetta De Vito, finalista alle maschere del teatro 2012-13 come attrice non protagonista). Come lui, Maria è separata. Dal carattere isterico, è impegnata in una squallida chat erotica telefonica per racimolare qualche spicciolo. Lavora da casa, in vestaglia, ciabattando tra una stanza e l’altra. Ma nella vita di questi due disperati, nella grigia periferia romana, irrompe – con il candore di chi spera in un futuro migliore – l’ingegnere bielorusso Milan (Paolo Triestino), rigorosamente clandestino, che con la forza di uno tsunami rivitalizza il grigio percorso dei due fratelli, costretti ad una scialba convivenza coatta.

Per mandare soldi alla propria famiglia, Milan si arrangia a far tutto, anche a sostituire Sergio nel ruolo di centurione. E con lui arrivano anche per Sergio e Maria un progressivo benessere, energie nuove, una biga e forse un nuovo amore, tra momenti di riflessione, tenerezza e commoventi risate, tanto da far scrivere a Masolino D’Amico di una «commedia all’italiana buffa, anzi tragicissima». Perché «Ben Hur», questa «storia di ordinaria periferia», è una fotografia di Roma, della Capitale che accoglie e respinge lo “straniero”, oggi sempre più parte della città. Dunque, di una Roma sempre più incattivita, eppure capace di inaspettate generosità. E che questo spettacolo racconta misurandosi con lo scottante e attuale tema dell’immigrazione e delle eterne dinamiche dell’incontro-scontro tra diversi.

redazione

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