Puglia a teatro: domani quattro spettacoli

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Quattro spettacoli previsti domani, giovedì 15 marzo, in Puglia nei Teatri dei Comuni soci del Teatro Pubblico Pugliese. A Santeramo, Teatro Il Saltimbanco, Il cotto e il crudo, con Emilio Solfrizzi ed Antonio Stornaiolo. Con le affilate armi dell’ironia e della leggerezza, attraverso pensieri laterali, dialoghi serrati, poesie demenziali, fraseggi comici, esilaranti calembour, lo spettacolo propone  la reunion in scena di una coppia storica della comicità pugliese.

 

Dopo gli iniziali convenevoli e cerimonie, tra Emilio e Antonio scoppia un conflitto senza precedenti che, nel giro di un quarto d’ora, li porta inesorabilmente “al chi sono io ed al chi sei tu”. Niente e nessuno potrà fermare la “resa dei conti” tra i due, mentre parleranno di crisi economica, di politica, di energie alternative, di ricordi d’infanzia, di poesia e di metalinguistica.

A Mesagne, Teatro Comunale, prosegue il tour de La paranza dei bambini, dal libro di Roberto Saviano. Nel gergo camorristico “paranza” significa gruppo criminale http://www.mismaonda.eu/spettacoli/163-la-paranza-dei-bambini. Previsto poi venerdì 16 a Taranto, Teatro Tatà; sabato 17 a Grottaglie, Teatro Monticello e domenica 18 a Cerignola, Teatro Mercadante. ‘L’infanzia è una malattia, un malanno da cui si guarisce crescendo‘, diceva William Golding, l’autore de ‘Il signore delle mosche‘. E come nel romanzo di Saviano così anche nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi.

Dopo la felice esperienza dello spettacolo ‘Gomorra‘, Roberto Saviano e Mario Gelardi si uniscono di nuovo in  questo progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù adolescente verso il potere, pronta a piombare nel buio della tragedia scespiriana (lo studioso Jan Kott non diceva forse che è il macello uno dei temi nodali dell’opera di Shakespeare?) e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller.

Io per diventare bambino ci ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo‘.

Al Teatro Impero di Trani, Zio Vanja, di Anton Cechov; regia di Roberto Marafante. Čechov è certamente attuale. Lo è perché i suoi personaggi si chiedono: chi siamo, dove andiamo, qual è il senso della nostra vita. E mentre si pongono queste alte domande, consumano il loro tempo, la vita stessa, nella complessa banalità del quotidiano, di un fare pratico, necessario, piccolo e spesso inutile e non sanno come risolvere questa dicotomia. Tutto ciò è drammatico ma anche ridicolo e soccombono nella sproporzione tra pensiero e azione. Per questo il loro immolarsi non è mai eroico o, meglio, è eroico come può essere eroico condurre la propria esistenza quotidiana, che alla fine però rappresenta tutta la propria vita. In tutto ciò non c’è dramma catartico, né sulla scena né nella forma drammaturgica. Čechov non è epico ma è universale, non è realistico ma rituale, non c’è unità di tempo e azione, anzi spesso il tempo-spazio non è definito; sulla scena non c’è la realtà, c’è di più: non c’è il vero ma il verosimile.

Čechov è come Beckett o Pinter che ci mostrano solo la porzione di un segmento, di cui noi non vediamo l’inizio e la fine. Sta a noi ricomporre i frammenti e, come in un gioco interattivo dargli un senso: il nostro.

a San Severo, Teatro Verdi, Compagnia Enfi Teatro

Biagio Izzo, Rocío Muñoz Morales

DÌ CHE TI MANDA PICONE 

in omaggio alla memoria di Elvio Porta

con Biagio Izzo, Rocío Muñoz Morales; e con Mario Porfito, Lucio Aiello, Rosa Miranda, Arduino Speranza, Antonio Romano, Agostino Chiummariello, Angela Tuccia

commedia in due atti scritta da LUCIO AIELLO

Antonio Picone è un uomo di circa 50 anni con le peculiarità di un ragazzino: incompiuto, inaffidabile, immaturo. Se avesse avuto una vita agiata lo si definirebbe un figlio di papà ma il padre lo ha perso presto: Pasquale Picone martire del lavoro che si diede fuoco nel comune di Napoli per non accettare i soprusi del potere al licenziamento dall’Italsider. Un eroe popolare riconosciuto da tutti per la sua integrità morale. Ed è la condizione di “figlio di” che rende Antonio interessante agli occhi di un Senatore senza scrupoli e dei suoi complici. In un divertente susseguirsi di colpi di scena scoprirà di essere migliore di quanto avrebbe creduto e deciderà di utilizzare l’opportunità offertagli per diventare il difensore dei più deboli.

Ufficio Stampa Teatro Pubblico Pugliese

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