Taranto, risarcita la famiglia del marinaio morto di amianto

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La nave della Marina militare ''Bersagliere '' in una foto presa dal sito marina.difesa.it. Un missile è stato lanciato dalla Libia contro la nave della Marina militare ''Bersagliere '', che incrocia a largo delle coste libiche. Il missile è caduto in mare, distante dalla nave militare italiana. ANSA / MARINA MILITARE - MINISTERO DELLA DIFESA +++NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+++

Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto agli eredi di un sottufficiale della Marina militare che morì di cancro al polmone provocato dall’esposizione all’amianto a bordo delle navi militari italiane, un risarcimento complessivo di circa 700mila euro (tra speciale elargizione, rivalutazione e ratei non goduti) e una pensione mensile di 1600 euro. Lo rende noto ‘Contramianto onlus’, che ha fornito assistenza legale alla famiglia del’uomo.

 

“A dieci anni da quel decesso – sottolinea Luciano Carleo, presidente dell’associazione – la famiglia, composta da vedova e figlio, ottiene il riconoscimento di ‘Vittima del dovere’.
Nessuna somma potrà riportare in vita il proprio caro, ma con quel riconoscimento viene sancita la correlazione tra tumore e amianto killer. Un diritto sacrosanto per quella morte rubata che, come dimostrato da Contramianto – afferma Carleo – è stata provocata dalla inalazione delle fibre cancerogene di amianto respirate dal marinaio lavorando e vivendo sul naviglio di Stato”.

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