Assemblea Annuale della Consulta Nazionale Antiusura, Mons. Alberto D’Urso ‘un anno di intenso lavoro’

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“Per la Consulta Nazionale Antiusura si è chiuso un anno di intenso lavoro di contrasto contro un fenomeno criminale che uccide le persone, in totale solitudine.  Si rileva purtroppo  il silenzio, l’assenza e l’indifferenza da parte di talune istituzioni politiche e civili e di una certa stampa. Abbiamo alle spalle 22 anni di storia e di servizio nei confronti delle persone/famiglie che ci incoraggiano a proseguire lungo questo percorso di conversione  economica, sociale e umana di quanti hanno fatto dell’usura la propria ragione di vita e di tante persone la cui vita è stata fagocitata dai debiti. Non ci stancheremo di ricercare con paziente determinazione  il dialogo. Se non lo facessimo, tradiremmo la nostra missione. L’usura è un fenomeno, sommerso che riguarda tutti,  la società, le istituzioni, l’intero sistema economico. Nessuno può chiamarsi fuori”.

 

È l’appello del Presidente della Consulta Nazionale Antiusura, Mons. Alberto D’Urso, al termine del Convegno che si è tenuto a Roma presso la “Cittadella della Carità”, in occasione dell’assemblea annuale della Consulta Nazionale Antiusura.

Lo scorso anno 6.911 persone si sono rivolte agli sportelli delle Fondazioni Antiusura. Nello stesso periodo sono state finanziate 906 richieste d’aiuto con 22 milioni di fondi statali, Nella ultraventennale attività hanno incontrato 116.091persone/famiglie e finanziato 19.318 domande per Euro 392.478.138.Ma Mons. Alberto D’Urso ha sottolineato che le dimensioni, l’ampiezza della domanda e dell’offerta dell’usura, che “è un mostro a più teste”, sono indefinibili. E nella perseverante crisi economica si è manifestata in tutta la sua complessità che la Consulta si appresta a studiare e approfondire.  Il numero delle denunce presentate dalle vittime, infatti, “è solo la punta dell’iceberg”. Lo scorso anno il Comitato Antiracket e Antiusura del Viminale ha esaminato 2.122 posizioni, di cui 537 per estorsione e 1.585 per usura. La Consulta Nazionale Antiusura ha evidenziato che il 46,6% delle persone che bussano alle porte delle proprie associate si è indebitato a causa dell’azzardo: ha visto nella ‘dea bendata’ la soluzione al fallimento aziendale, a un licenziamento, a un divorzio.

Sulla stessa lunghezza d’onda è stato Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI,  che aprendo i lavori dell’assemblea ha rimarcato  “Se ci fermiamo ai titoli dei giornali sembra che il tema dell’usura non esista. Invece sono milioni le famiglie che vedono compromesso il loro progetto di vita e non possiamo continuare a ignorarle. Queste persone non posso continuare a rimanere ai margini delle agende politiche”.

Galantino, rivoltosi  ai numerosi volontari delle Fondazioni  presenti ha voluto rimarcare che “le Fondazioni antiusura sono segno della presenza della Chiesa sul versante più problematico dell’esistenza. A noi viene chiesto di stare vicino alle famiglie in queste situazioni dove la fatica di andare avanti si fa sentire sempre più. Questo è il Vangelo, dobbiamo viverlo con orgoglio, umiltà e impegno”. Anche  Papa Francesco con un telegramma a firma del Segretario di Stato  Card. Pietro Parolin, ha voluto essere vicino ai membri delle Fondazioni invocando  “la luce e la forza dello Spirito Santo per sconfiggere queste diffuse piaghe sociali che generano continui fallimenti non solo economici, ma anche familiari ed esistenziali, alimentando la cultura della prevenzione, della solidarietà e dell’educazione alla legalità”.

Un messaggio incoraggiante è giunto dal  Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “l’attività che silenziosamente ma efficacemente la Consulta svolge è la dimostrazione che lo Stato funziona laddove i suoi cittadini si impegnano concretamente e con professionalità per il bene della comunità”. Il capo dello Stato ha inoltre sottolineato che  “I successi nel contrasto all’usura, raggiunti grazie alla mobilitazione della magistratura e delle forze dell’ordine, non sono sufficienti per sconfiggere lo strozzinaggio”  D’accordo pure Domenico Cuttaia, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura che ha invitato le istituzioni a fare rete per dare risposte sempre più stringenti alle vittime.  La legge 108/96, ultraventennale, presenta delle gravi lacune costituzionali, sostiene solo gli imprenditori lasciando fuori dagli aiuti pubblici le famiglie, i lavoratori  e i disoccupati. “Bisogna creare sinergie per fare in modo che il fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura e il fondo solidarietà previsti dalla legge 108 del 1996 non restino due realtà distinte”, ha dichiarato Cuttaia. All’appello istituzionale si è unita  anche la Dott.ssa Isabella Fontana, dirigente della Direzione V Dipartimento del tesoro del Ministero Economia e Finanze, che ha evidenziato la necessità che “gli aiuti non siano indirizzati solo alle imprese, ma anche alle famiglie, in vista di un maggior benessere sociale”.  La Fontana ha, poi, ricordato che “l’usura è una ricchezza iniqua strettamente collegata alla criminalità e al riciclaggio. Si tratta di un reato molto diffuso in Italia,  anche in regioni del Nord, come la Lombardia e il Veneto”.

Il Prof. Maurizio Fiasco, consulente della Consulta Nazionale Antiusura, ha sottolineato come ci sia una tendenza al “negazionismo” rispetto alle problematiche legate all’usura.  E poi ha messo in luce la difficoltà di un numero elevatissimo di famiglie a causa dei debiti: “Nel 2016 una famiglia su 20 ha visto il proprio immobile finire all’asta. Si tratta di un dato sociale che indica la sofferenza delle persone rispetto a un ben primario come la casa”. Secondo Fiasco, “l’esclusione sociale legata al debito  riguarda anche famiglie del ceto medio e imprese, creando una vera emergenza sociale”. Per uscire dalla crisi secondo Fiasco sono necessarie  “Solidarietà e competenza, valori insiti delle Fondazioni antiusura, che rappresentano un’esperienza che va sostenuta e  sollecitata. “Uscire dalla crisi significa uscire dalla stagnazione morale e dalla dismissione dalla responsabilità”, ha concluso Fiasco.

Di coscienza e possibilità di riscatto ha parlato “Mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano. “La condanna dell’usura è un elemento costante, che troviamo dalle Sacre Scritture a oggi nel Magistero”, ha sottolineato.  “Per l’usura  il Catechismo della Chiesa cattolica richiama il V Comandamento ‘Non uccidere’, perché l’usura uccide.

Mons. Renna ha ricordato i vari interventi, da “Benedetto XIV che nel 1754  distingueva, dal punto di vista giuridico e della coscienza, tra interesse lecito e illecito, che deve essere restituito”, a Paolo VI,  a Benedetto XVI con la “Caritas in veritate” e i capitoli sociali della “Evangelii gaudium”. Anche Giovanni Paolo II, in una delle sue ultime udienze generali, invitava a non praticare l’usura, ‘piaga che ai nostri giorni è un’infame realtà, capace di strozzare molte persone. “Oggi – ha osservato Mons. Renna – l’attenzione del magistero si concentra sull”usura’ applicata dagli Stati sulle spalle dei Paesi poveri. Papa Francesco parla di discernimento perché l’uomo è al centro. Le questioni economiche e antropologiche sono strettamente connesse”. Analizzando la società attuale, ha fatto notare che “solo una coscienza libera è capace di vedere autenticamente il bene”. “Quando ci troviamo di fronte a una vittima dell’usura e a un usuraio ci troviamo dinanzi a persone nelle quali la coscienza è stravolta, non è più libera, ma schiava”. La vittima “non riesce a vedere le sue responsabilità nei confronti della famiglia e del lavoro per colpa di una dipendenza del gioco d’azzardo. Chi non riconosce più il valore del denaro come mezzo e non come fine è, invece, l’usuraio”.
“Non dobbiamo smettere di diffondere la cultura della prevenzione ed esaltare il primato della persona, abbiamo bisogno di credere nella possibilità della conversione come ha fatto Gesù con Zaccheo e Levi a Cafarnao.  Le persone si possono cambiare- ha concluso Mons. Alberto D’Urso. San Matteo era un usuraio che si è convertito. In quest’ottica abbiamo accolto con gioia la elezione della Conferenza Episcopale italiana di San Matteoa protettore delle Fondazioni Antiusura. Il 21 settembre di ogni anno, a cominciare da quest’anno,  sarà celebrato dai nostri volontari e dalle vittime”.

di Antonio Carbonara

 

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