A Bari nella Cappella Santa Teresa dei Maschi in scena «L’impresario in angustie» di Domenico Cimarosa

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Appuntamento all’Opera, con la farsa per musica in un atto «L’impresario in angustie» di Domenico Cimarosa che Goethe fece rappresentare anche in tedesco e Haydn portò ad Esterhàza. Lo spettacolo è in programma sabato 13 maggio per la Stagione 2017 della Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi diretta da Sabino Manzo, che ospita una tappa della tournée italiana dell’ensemble Musica Fiorita, la formazione sostenuta dal mecenate Peter Forcart e composta da musicisti formatisi alla prestigiosa Schola Cantorum di Basilea.

Musicata da Cimarosa su libretto di Giuseppe Maria Diodati, ed eseguita per la prima volta a Napoli nel 1786 prima di girare l’Europa, «L’impresario in angustie» va in scena a Santa Teresa dei Maschi, con inizio alle ore 20.30 (biglietti 10/8 euro 10, info 348.492.27.38), per la direzione di Daniela Dolci e la regia di Stefano Albarello, per il quale i costumi sono stati disegnati e realizzati da Daniel Tuzzato. In scena, a dare vita alle vicende di una compagnia d’opera intorno alla figura di un avido impresario, il basso Pietro Naviglio (Don Cristobolo) nel ruolo del protagonista, l’altro basso Giuseppe Naviglio (Don Perizonio) nei panni del librettista, i soprani Sara Bino (Fiordispina), Cristina Grifone (Merlina) e Maria Silecchio (Doralba) a recitar la parte delle primedonne, il tenore Rosario Totaro (Gelindo) in quella del compositore e il baritono Carlo Sgura (Strabinio) nelle vesti dell’amante di Doralba.

La trama si snoda, infatti, all’interno di un teatro dove si prepara una nuova opera. Le tre primedonne esigono lauti compensi, ricchi costumi ed arie virtuosistiche. Ma il librettista, il compositore e il frustrato impresario hanno difficoltà a soddisfare le richieste delle cantanti, secondo uno schema caro alla produzione lirica di fine Settecento. «L’impresario in angustie» mette, dunque, in ridicolo la vanità delle dive del teatro d’opera, l’ignoranza dei librettisti e la disonestà degli impresari con un umorismo insolente e un dialetto grossolano tipici della farsa.

L’opera debuttò nel 1786 al Teatro Nuovo di Napoli. Fu rappresentata in tutta Europa, da Lisbona a Copenaghen, fino alla fine del secolo. Nel 1787 Johann Wolfgang Goethe assistette ad uno spettacolo a Roma e ne fu così entusiasta che tradusse il libretto in tedesco. Fece rappresentare questa versione nel 1791 a Weimar e aggiunse due nuove canzoni scritte da lui stesso. Un altro adattamento ad opera di Christian August Vulpius andò in scena a Weimar fino al 1810. Un grande compositore che apprezzò la farsa di Domenico Cimarosa fu Joseph Haydn che rappresentò «L’impresario in angustie» ad Esterhàza nel 1790 in una versione leggermente modificata.

Opere come «L’impresario in angustie» contribuirono alla fama di Cimarosa in tutta Europa. Benché fosse di umili origini, studiò al Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli. E nel 1772 – poco dopo il termine degli studi – compose la sua prima opera che lo rese celebre nella sua città ed in tutta Italia. Dieci anni più tardi fu nominate professore degli Ospedaletti a Venezia e per il suo crescente successo fu chiamato a San Pietroburgo da Caterina la Grande. Nel 1791 lasciò la Russia e divenne Kapellmeister a Vienna, dove compose la sua opera più famosa, «Il matrimonio segreto». Poco tempo dopo tornò nella sua città, dove divenne direttore musicale della Cappella Reale della corte di Napoli. Cimarosa morì nel 1801 a Venezia durante la preparazione di una produzione per la stagione del Carnevale.

di Antonio Carbonara

 

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