Teatro al Kismet di Bari con autori pugliesi

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Con un taglio tutto sociale dedicato ad alcuni dei temi più attuali della nostra contemporaneità, ha il via giovedì 26 gennaio al Teatro Kismet un ricco Focus Puglia tutto dedicato alla produzione di autori del nostro territorio, inserito nella stagione “Futuri Possibili” dei Teatri di Bari.

prove Lorenzo Milani – Bottega degli Apocrifi

Ad aprirlo, il 26 alle 21.00, la compagnia Acasa con “Paradise” di Valeria Simone, con Elisabetta Aloia e Lucia Zotti per la regia di Maria Luisa Longo. Lo spettacolo è ispirato alle storie di migliaia di braccianti polacchi che tra il 2003 e il 2008 vennero in Puglia per lavorare nella raccolta dei pomodori. Molti di loro sparirono o furono trovati morti in circostanze inspiegabili. Grazie alla fuga e alla denuncia di alcuni studenti fu scoperta una fitta rete criminale che teneva in condizione di schiavitù i lavoratori. Nonostante i numerosi processi e le condanne che vedono intrecciati caporali stranieri e criminalità locale, lo sfruttamento dei lavoratori è ancora dominante in Puglia.

Paradise” è la storia di una umanità schiacciata dal sistema dello sfruttamento che per salvarsi schiaccia a sua volta, forse in modo inconsapevole, ma travolta da una crudeltà che non salva nessuno.

Venerdì 27 gennaio, alle 21.00, il Teatro Scalo di Michele Bia e Franco Ferrante propone “Arcangelo”. Arcangelo è l’ occasione di un padre attore, che coglie un momento particolare della sua vita, la patologia agli occhi di suo figlio, per dar sfogo al suo narcisismo; una serie di aneddoti che fanno parte del suo vissuto personale, che raccontate in teatro assumono un sapore paradossale, surreale, quasi finto.

La storia tutta personale si apre a uno sguardo più generale abbracciando vari temi legati alla disabilità dell’ipovisione e della cecità.

Ferrante in questo lavoro si divide in tre ruoli: quello del padre, dell’attore, e dell’uomo comune ossessionato da facebook, che non ammette a se stesso di essere vittima di una semplice e banale crisi di mezz’età, nel momento in cui la vita gli pone un problema ben più serio.

Facebook diventa, così, un modo per “non vedere” il problema di suo figlio e le conseguenze difficili che comporta e una strategia per cercare un rifugio sul piano virtuale.

Sabato 28 alle 21.00, torna sul palco del Kismet la Piccola Compagnia Dammacco di Mariano Dammacco, barese trapiantato a Modena, con il doloroso e grottesco “Esilio”, con Serena Balivo e lo stesso Dammacco. É la la storia di un uomo come tanti al giorno d’oggi, un uomo che ha perso il suo lavoro. Quest’uomo, insieme al suo lavoro, gradualmente perde un proprio ruolo nella società fino a smarrire la propria identità, fino a sentirsi abbandonato e solo seppure all’interno della sua città, fino a sentirsi finalmente costretto a chiedersi come e perché è finito in tale situazione. E così gli spettatori possono partecipare al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione dialogando con se stesso, con la sua coscienza forse, con la sua anima o magari con le sue ossessioni.

Lo spettacolo, con drammaturgia originale e centrato sul lavoro d’attore, cerca di offrire a ogni spettatore una riflessione sul nostro presente e di creare una sorta di memoria dell’oggi. I linguaggi scelti sono quelli del surrealismo e dell’umorismo perché lo spettacolo possa offrire a ogni spettatore visioni della vita di tutti noi in una forma trasfigurata che ne evidenzi le contraddizioni e suggerisca qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere.

Il Focus, che avrà poi una seconda sezione a marzo, si chiudeper questa prima fase domenica 29 alle 21.00 con “Lorenzo Milani” della Bottega degli Apocrifi su drammaturgia di Stefania Marrone, con Nunzia Antonino, Salvatore Marci e con Livio Berardi, Filomena Ferri, Adriana Gallo. Dedicato al prete di Barbiana, lo spettacolo diretto da Cosimo Severo, punta a uscire dalla retorica della biografia agiografica, per raccontare la storia di un combattente. Si comincia dal 1967, quando Don Milani ha già scelto i poveri, ha già creato la Scuola Popolare di San Donato, ha già accusato la Chiesa di schierarsi dalla parte dei padroni, ha giaà pagato queste accuse con l’esilio a Barbiana, e ha già fatto di quella cima inospitale della montagna il centro del mondo.

Nel 1967 l’aspro sentiero che dalla piana attraversa il bosco e sale fino alla canonica dove Lorenzo fa scuola ai bambini montanari per 12 ore al giorno 365 giorni all’anno, è stato battuto talmente tante volte da somigliare quasi a una strada percorribile.

Questa storia la prendiamo dalla fine, quando Lorenzo è troppo malato per fare scuola a Barbiana e resta a Firenze a combattere una delle battaglie che più gli sta a cuore: far innamorare delle sue scelte l’agnostica, intellettuale e benestante Alice Weiss – sua madre! – persuaderla che lui non avrebbe potuto fare altrimenti, convincerla (e forse convincersi?) che quello che è stato ha avuto un senso.

Info 0805797667; www.teatridibari.it

di Maria Cristina Consiglio

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