Al Forma di Bari James Senese suona la sua Napoli nel ricordo di Pino Daniele

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James Senese e Napoli Centrale hanno portato a Bari, al Teatro Forma, O Sanghe Tour, premiato nel 2016 con la Targa Tenco.

Il sassofonista nero napoletano ha sostanzialmente ricomposto la band che aveva suonato con Pino Daniele per il clamoroso successo “Nero a metà”: Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso e lo straordinario Agostino Marangolo alla batteria (protagonista ieri di assoli indimenticabili). Ed i risultati si apprezzano.

Il concerto ricco e partecipato ha ricordato al pubblico il virtuosismo di Senese e l’importanza di Napoli Centrale nella storia della musica italiana.

Lo storico gruppo partenopeo, culla dei primi successi di Pino Daniele, nei primi anni settanta ci aveva consentito di arrivare al jazz dal rock. E poi di coniugare la melodia mediterranea e la ritmica etnica al funk e al blues.

Molti sostengono che solo un nero può suonare così bene il sax e solo un napoletano può avere dentro i ritmi e le sonarità del mediterraneo. Tutto questo è James Senese.

Incredibilmente il colore della sua pelle e, insieme, il suo essere napoletano ci descrivono un pezzo della storia del dopoguerra nel nostro paese e ci spiegano le caratteristiche della sua musica.

Riascoltare ‘Campagna’, quant è bella a campagna, conferma l’impegno sociale di questa band che seppe denunciare i malesseri e le contraddizioni dell’area metropolitana napoletana, e continua a farlo con pezzi recenti, come O sanghe.

Potremmo dire che ritorna il neapolitan power.

Allo stesso modo “Simme iute e simme venute” fa venire in mente addirittura Renato Carosone e la più antica melodia tradizionale napoletana.

La vena poetica di Senese si manifesta invece in pezzi come Malasorte e O nonno mio.

Il pubblico invoca e ottiene bis consistenti ma prima un malinconico ricordo di Pino Daniele che da lassù, ogni tanto, sente Senese  e gli chiede di cantargli “Chi tene’ o mare” e l’amico James, forse ricordando l’epica versione del 1981 con De Piscopo, Esposito, Amoruso e Zurzolo, lo accontenta, esaltando la platea.

di Pierluigi Balducci

 

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