Mafia: arresti in Puglia, sequestrate armi

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Pattuglia carabinieri sul lungomare di Bari (foto carabinieri - 23 novembre 2016)

Decine di arresti, sequestri di droga e armi, anche da guerra, stanno impegnando in queste ore tra Bari e Altamura oltre 200 militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Bari dei carabinieri. Per l’operazione Kairos, finalizzata a chiudere il cerchio sul clan Nuzzi di Altamura, vengono impiegate anche unità cinofile e strumentazioni sofisticate, oltre ad un elicottero. Capi ed affiliati del clan emergente, attivo nelle Murge, sono stati oggetto di una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese. Le accuse contro gli arrestati sono di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto di armi, anche da guerra ed esplosivi, traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, estorsione e danneggiamento. Eseguito anche il sequestro di due immobili per circa mezzo milione di euro. Nel corso di tre anni di indagine, i carabinieri hanno recuperato più di 50 chili di droga tra cocaina, hascisc e marijuana, nonché numerose armi, anche da guerra.

Sono 17 gli arresti eseguiti all’alba dai carabinieri, su 18 disposti dal gip del tribunale di Bari Giovanni Abbattista, nell’ambito dell’operazione Kairos; 25 invece in tutto le persone indagate. Un’indagine, coordinata dai sostituti procuratori Renato Nitti e Roberto Rossi, che attraverso indagini tecniche, numerose intercettazioni e le dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, fotografa l’operatività del clan Nuzzi di Altamura, con a capo i fratelli Pietro Antonio e Angelantonio Nuzzi, arrestati oggi, assieme ad un loro stretto collaboratore, Francesco Zazzara. Un gruppo criminale che deriva dal clan Cecconi e che nel tempo si avvicina a quello dei Mercante-Diomede di Bari. Il clan Nuzzi, secondo gli investigatori, si sarebbe rivelato in grado, oltre che di eliminare fisicamente i rivali nell’ attività di spaccio della droga, di esercitare sul territorio una sorta di funzione ‘paragiurisdizionale’ parallela, di dirimere controversie tra privati e di penetrare prepotentemente negli apparati burocratici e amministrativi della società civile, trovando appoggi persino in un esponente delle forze dell’ordine, un appuntato scelto dei carabinieri, coinvolto nell’inchiesta. “Con gli esponenti di tali apparati dello Stato – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – gli uomini del sodalizio instaurano rapporti confidenziali e relazioni stabili non solo di carattere corruttivo, ma anche di vicinanza e contiguità, venendo trattati alla pari, vale a dire come un altro potere con cui gli esponenti delle istituzioni ritengono di doversi relazionare”. Quanto ai collaboratori di giustizia, le loro dichiarazioni sarebbero state utili per comprendere la struttura del clan, fare luce su numerosi reati e sui riti di affiliazione che prevedevano l’incisione, con una lametta, del pollice della mano destra in modo che il sangue venisse mischiato con quello del ‘compare di sangue’. Un rito al termine del quale veniva stappata una bottiglia di spumante e consegnati pacchetti di sigarette che simboleggiavano la ‘spartenza’, sigarette che dovevano essere recapitate ai rispettivi ‘padrini’.

di Antonio Carbonara

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