Manifesti per il boss a Grumo Appula: “eviterei un processo”, le dichiarazioni del legale del sindaco

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Di questa mattina le dichiarazioni in esclusiva alla nostra redazione del Prof. Avv Antonio Maria La Scala,  rappresentante legale del sindaco di Grumo Appula, Michele D’Atri, quest’ultimo coinvolto nella vicenda dei manifesti affissi in paese sul boss della ‘ndrangheta’,  Rocco Sollecito. 

Don Michele Delle Foglie potrebbe finire in tribunale,  ancora accesa la questione sui manifesti che il prelato di Grumo  Appula ha fatto affiggere in paese per  invitare la cittadinanza a partecipare alla messa di suffragio per il boss Sollecito, ucciso nel maggio scorso a Montreal (Canada). Manifesti scandalosi per molti, immediate le reazioni del Questore di Bari, Carmine Esposito e di Mons. Francesco Cacucci, arcivescovo della diocesi Bari-Bitonto. Quella messa in suffragio non è stata più celebrata, per motivi di “ordine e di sicurezza pubblica”.

Nel frattempo, il sindaco della cittadina pugliese ha conferito mandato all’avvocato Antonio Maria La Scala.  Il legale tiene a precisare che sarà suo compito valutare la condotta del suo assistito per tutelarlo,  soprattutto dopo gli attacchi di una parte dell’opinione pubblica  che non ha gradito l’intromissione del primo cittadino in una vicenda di competenza esclusiva della Curia.

“Il sindaco è la massima autorità di pubblica sicurezza nel suo Comune, svolge  compiti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza”, ha precisato La Scala,  “l’aver informato il Questore e l’Arcivescovo è stato un atto corretto e dovuto, ora valuterò  le condizioni per procedere ad una querela per diffamazione plurima e aggravata, avendo il sacerdote Delle Foglie denigrato la popolazione di Grumo definendola ignorante”.

L’avvocato La Scala, tuttavia, confessa ai nostri microfoni di voler evitare la querela,  “non farebbe bene alla cittadinanza in generale, è importante comunque che il sacerdote faccia un passo indietro per ristabilire la pace,  nel caso contrario ci sarà un processo che non farà bene alle parti.  Una preghiera non si nega a nessuno, nemmeno a chi si è macchiato di gravi reati, ma ‘pubblicizzare’ una messa di suffragio,  in questo specifico caso,   è grave e inaccettabile”.

di Antonio Carbonara

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