Eugenio Finardi con 40 anni di Musica Ribelle

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40 anni di Musica Ribelle sono arrivati a Bari al Teatro Forma,  dopo aver esordito addirittura in Cina questa estate. Eugenio Finardi in un concerto molto apprezzato dal folto pubblico ha riproposto i brani del suo storico album “Sugo” del 1976, unitamente a tanti altri suoi pezzi usciti negli anni successivi. Dopo i 40 anni di Rimmel di De Gregori, sul palco in questa stagione sono comparsi quindi anche i 40 anni di Musica Ribelle di Finardi.

Finardi mostra di essere un musicista a tutto tondo. La sua produzione musicale non è soltanto quella di un cantautore. Ancora oggi si conferma come un musicista completo nella cui opera si rinvengono i riflessi del rock progressivo italiano, della canzone popolare e di quella di protesta.

Accompagnato da Giuvazza Maggiore, Marco Lamagna, Claudio Arfinengo e Paolo Gambino (che non fanno rimpiangere i protagonisti originari che diedero vita a Sugo nel 1976 – Calloni, Bullen, Fabbri e Tofani), Finardi nei concerti di sabato 17 dicembre ha fatto rivivere una stagione di lotta e di rivolta, con l’accortezza di riproporre gli arrangiamenti musicali dell’epoca.

Ha raccontato infatti di come, ritrovate le registrazioni degli anni settanta, queste sono state riascoltate pista per pista.

L’artista milanese, figlio di mamma americana, cantante lirica, e di papà italiano, tecnico del suono, ha certamente rappresentato una generazione (quella degli anni 70), contraddistinta dagli anni di piombo, che ha comunque segnato un’epoca. E ancora oggi si dichiara e si mostra coerente con le sue scelte originarie.

Ha raccontato al pubblico che canta anche il tema dell’amore ma non si fa ispirare dall’amore (Ti amo per come mi ami).

Il suo rimane un manifesto politico sentimentale dove bisogna lottare insieme per cambiare (“mollare le menate e mettersi a lottare” in Musica Ribelle) e cercare le cose semplici (Voglio), ribadito anche nei testi più recenti (Nuovo Umanesimo), mentre “la CIA ci spia, sotto gli occhi della nuova polizia”.

E poi l’ansia di sperimentare ed il fermento del nuovo che ancora oggi emoziona ascoltando “La Radio”, che fu sigla di tantissime radio libere, nate con la caduta del monopolio radiotelevisivo.

Musica Ribelle ha incarnato negli anni settanta l’inquietudine giovanile di una generazione che avrebbe voluto ma non c’è riuscita. Ma ha anche rappresentato un rigore morale che lo stesso artista lamenta dal palco non essere pervenuto ai giovani dell’epoca successiva.

E quindi il pubblico diventa durante il concerto un compagno di viaggio e non soltanto il consumatore di un evento.

Pierluigi Balducci

foto di Rossana Rignani

 

 

 

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