Iaia Forte alla Vallisa di Bari

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Nell’ambito della rassegna  “Le direzioni del racconto” (progetto sulla narrazione letteraria, a cura della Compagnia Diaghilev, X edizione), Iaia Forte leggerà “L’isola di Arturo” di Elsa Morante. Appuntamento sabato 29 ottobre, ore 21 alla Vallisa di Bari.

 

Voce rauca, occhi di ghiaccio. Iaia Forte, la bionda più drammatica del cinema italiano, con più di quaranta pellicole all’attivo, tra cui il film premio Oscar, «La grande bellezza», di Paolo Sorrentino, è la grande protagonista del prossimo appuntamento della rassegna di teatro di narrazione letteraria «Le direzioni del racconto», organizzata dalla Compagnia Diaghilev in collaborazione con l’Assessorato alle Culture del Comune di Bari e il sostegno della Regione Puglia.

Sabato 29 ottobre (ore 21), all’auditorium Vallisa, l’attrice napoletana, signora del teatro e musa di grandi registi, leggerà «L’isola di Arturo» di Elsa Morante in un’elaborazione drammaturgia da lei stessa curata a quattro mani con Carlotta Corradi.

Con «L’isola di Arturo» Elsa Morante vinse nel 1957 il Premio Strega e, dopo il felice esordio nel 1948 con «Menzogna e sortilegio», confermò tutte le proprie qualità di scrittrice, affidandosi ancora una volta a un linguaggio di forte suggestione e ad un impasto di elementi realistici e fiabeschi.

«Quando ho letto la prima volta L’isola di Arturo – racconta Iaia Forte – ero molto giovane. I personaggi erano così vivi che mi sembrava di averli accanto, di sentire il loro calore nella stanza in cui leggevo. Quando in età adulta, già innamorata della Morante, ho deciso di rileggerlo, ho compreso cose che da piccola non riuscivo a capire, ma ho sentito che la memoria “fantastica” della prima lettura era rimasta intatta, e che questo libro, per me, avrebbe incarnato per sempre l’adolescenza. Procida, nel romanzo, è come l’anima di Arturo, un luogo incantato e innocente, che verrà abbandonato dal protagonista nell’età in cui si abbandona la propria infanzia. L’Isola e Arturo sono quindi lo stesso corpo, selvatico e denso, sono l’infanzia e l’innocenza, e il romanzo racconta magnificamente quel “rito di passaggio” da un età all’altra così traumatico per tutti noi. Ho deciso di lavorare su questo romanzo per il piacere di comunicare una lingua così bella, e per passare del tempo in compagnia di “Quell’isola”, di quel tempo perduto, che è per tutti noi, il nutrimento più vitale dell’immaginazione».

Info: Biglietti 10 euro. Informazioni e prenotazioni 3331260425

Fonte Ufficio stampa Francesco Mazzotta

di Maria Cristina Consiglio

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