I Virtuosi di San Martino a Bari

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Dopo l’inaugurazione con Lina Wertmüller, la decima edizione della rassegna di teatro di narrazione letteraria «Le direzioni del racconto», organizzata dalla Compagnia Diaghilev in collaborazione con l’Assessorato alle Culture del Comune di Bari e il sostegno della Regione Puglia, prosegue nel weekend con due spettacoli dei Virtuosi di San Martino.

L’ensemble da camera fondato a Napoli nel 1994 dal violoncellista genovese Federico Odling e dal cantattore Roberto Del Gaudio, sarà di scena nell’auditorium Vallisa di Bari sabato 15 ottobre (ore 21) con «Nel nome di Ciccio», tributo a Nino Taranto e all’Avanspettacolo, e domenica 16 ottobre (ore 20) con «Rumors», imprevedibile omaggio al mondo del rock coprodotto dai Virtuosi con la Compagnia Diaghilev.

Artefici di un teatro musicale intriso di dissacrante ironia e raffinata ricerca culturale, che li ha resi unici nel loro genere e apprezzati in tutta Italia, I Virtuosi di San Martino propongono una sorta di spiazzante, vorticoso e sfuggente blob cosmico che trita, maciulla, impasta e frulla gli ultimi residui di arte e civiltà, e con l’eleganza sobria del quintetto in dolcevita nero contrappuntano strali verbali con cliché sonori, scagliati con studiata leggerezza e impassibile disincanto.

«Nel nome di Ciccio», in ricordo di Ciccio Formaggio e del suo alter ego Nino Taranto, fa riferimento all’immenso patrimonio canoro e macchiettistico del caffè-concerto, del varietà e dei suoi  maestri indiscussi, Nicola Maldacea, Peppino Villani, Gaetano Pasquariello e, per l’appunto, Nino Taranto. Con ritmi ruffiani e rocamboleschi e surreali calembour, ecco andare in scena una galleria di tipi talmente improbabili da conoscerli tutti. Si chiamano Carlo Mazza, Pezza, Pizzo, Quagliarulo, Agata e Luana (figlia di cubana). Il doppio senso, impietoso, è costantemente in agguato, suggerito e mai detto. E I Virtuosi, con Odling e Del Gaudio affiancati da Salvatore Morisco (violino), Vittorio Ricciardi (flauto) e Carmine Terracciano (chitarra), si tuffano letteralmente in questo universo, facendo affiorare, echi, schegge, memorie, citazioni, in un ammiccante mosaico di incastri che fagocita Schönberg e il liscio, la rumba e Stravinskij, Kurt Weill e Rossini, Eduardo e Carmelo Bene. La comicità che ne scaturisce è incontenibile, ma possiede il gran pregio di essere al tempo stesso sofisticata e popolare.

Con «Rumors (Settanta juke-box)» i Virtuosi di San Martino (stessa formazione, ma con Francesco Solombrino al violino al posto di Morisco) presentano, invece, un viaggio giocoso e irriverente nel mondo della canzone degli anni Sessanta e Settanta. Decenni di grande spinta rivoluzionaria, di grandi promesse di cambiamento, di grandi profezie utopiche, accompagnati da una variegata e quasi ossessiva colonna sonora fatta di canzoni, rock, disco music, e cantautorato d’impegno. Ed è proprio intorno ai brani più celebri di quegli anni che i Virtuosi elaborano un trattamento chirurgico in stile dottor Frankenstein, innestando brandelli musicali e testuali su partiture di altri. Così, Rino Gaetano incontra Erik Satie, John Lennon sposa gli Squallor, Bob Dylan (fresco Premio Nobel per la letteratura) viene convocato allo Zecchino d’Oro, mentre i Pink Floyd vengono riproposti in salsa 007 e la musica degli Abba diventa l’inno del femminismo militante.

A presentare questo concerto-spettacolo è un nuovo personaggio d’invenzione, il manager dei Virtuosi, in una rocambolesca serie di racconti e curiosità legati a quei mitici anni, ai gruppi, alle storie. Una rilettura paradossale proposta da flauto traverso, ottavino, violino, viola, violoncello e chitarra classica, con voci, sensazioni e parodie di alcune icone della musica contemporanea, da Patty Pravo ai Beatles.

Info: Biglietti 10 euro. Informazioni e prenotazioni 3331260425

Fonte: addetto stampa, Francesco Mazzotta

di Antonio Carbonara

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