Paolo Finoglio, pittore napoletano alla corte del Guercio di Puglia

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Le vicissitudini delle varie amministrazioni comunali della nostra bella Italia, spesso e volentieri, sono oggetto delle cronache nazionali che ci comunicano notizie inerenti le discutibili gestioni della pubblica amministrazione, quasi sempre frutto di incompetenze, violazioni di legge, illegalità diffusa, o semplicemente di mal governo della cosa pubblica.

Tuttavia, ‘a Dio piacendo’,una eccezione a questo malcostume sembra essere una bella notizia.

Il 26 Maggio 2016, è stata diffusa una nota stampa inconsueta per un ente pubblico, in quanto,l’amministrazione del Comune di Conversano (BA), aveva partecipato in Roma ad una asta pubblica, aggiudicandosi per un importo di 20.000 euro, più i diritti d’asta, un antico dipinto ad olio su tela.

L’opera d’arte in questione è un raro dipinto del ‘600 del pittore napoletano Paolo Finoglio; titolo dell’opera“autoritratto dell’artista con tavolozza nella mano sinistra” (cm.67.5 X cm.72).

PaoloFinoglio o Finoglia (Orta di Atella 1590-1645),pittore napoletano, trascorse in Puglia, in particolare a Conversano, gli ultimi dieci anni della sua vita. La sua attività di giovane pittore, si svolse a Napoli,influenzata dalla produzione artistica di pittori quali: Artemisia Gentileschi,  Jusepe de Ribera detto Spagnoletto, Simon Vouet, e Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello.

Numerose sono le sue opere pittoriche presenti in Puglia, tra queste le più importanti, risultano essere quelle musealizzate nella Pinacoteca di Conversano.

Dipinti monumentali, eseguiti durante la lunga permanenza nel castello degli Acquaviva d’Aragona, al servizio del temibile e famigerato feudatario, il Conte Giangirolamo II (1600-1665), alias‘il Guercio di Puglia’.

Giangirolamo II, Conte di Conversano e Duca di Nardò, fu feudatario controverso e spietato, ma allo stesso tempo, raffinato politico e uomo di spiccata cultura, fu mecenate di importanti artisti e letterati dell’epoca.

Oltre alle monumentali pale d’altare,presenti nelle Chiese dei Santi Medici e San Benedetto di Conversano, Giangirolamo II, commissionò all’artista napoletano,un ciclo organico di dieci straordinari dipinti, ispirati al poema di Torquato TassoLa Gerusalemme Liberata’, dipinti che andarono ad arricchire il salone del palazzo comitale.

Per il Conte di Conversano, la committenza artistica e la cultura, erano, infatti, il presupposto per affermare il prestigio della sua nobile e potente dinastia.

Inoltre la presenza di letterati ed artisti presso la propria corte, costituiva un motivo per accrescere ed affermare il potere politico e di governo, e dunque, commissionare opere d’arte di grande pregio, e d’impatto visivo, significava non solo procurarsi fama e autocelebrazione, ma soprattutto era necessario per concepire un progetto che potesse convogliare sulla contea l’attenzione dei potenti.

L’intelligente nonchè strategico Guercio di Puglia, aveva intuito in modo preciso e chiaro, che l’Arte e la Cultura, potevano essere un mezzo straordinario di comunicazione, con cui,in modo criptico, si sarebbero potuti trasmettere messaggi, quasi in modo subliminale.

Il legame tra potere e cultura divenne assai stretto, tanto che il feudo di Conversano, sino alla morte del conte, avvenuta nel 1656, si caratterizzò comeun importante centro di cultura.

Alla luce di quanto fosse chiaroe strategico il pensiero del Guercio di Puglia,a riguardo della cultura, oggi si deve essere certi, contrariamente a chi afferma il contrario, che: “conla Cultura si mangia”.

Articolo di Stefano de Carolis

 

 

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